Milano 12 Maggio – In via Fiori Chiari, a Milano, nel quartiere di Brera, esiste ancora una casa chiusa intatta, lasciata così dai proprietari dal 1958 : tra poco l’immobiliare che ne ha ora la proprietà, la trasformerà in albergo. L’ultima tenutaria si chiamava Wanda e ispirò Indro Montanelli quando il giornalista pubblicò “Addio Wanda”, un pamphlet edito da Longanesi nel 1958, all’indomani della abolizione delle case chiuse. Oggi le memorie di Wanda, che spaziano dal 1936 a 2001, sono una piccola storia d’Italia narrata dal buco della serratura delle maison e degli alberghi a ore, fino all’arrivo del racket delle schiave del sesso. Giornalisti, pittori, politici, forze dell’ordine, clienti innamorati, maniaci… e persino una marchetta con Mussolini e con Italo Balbo….Le memorie di questa tenutaria, scritte da Claudio Bernieri, memorie molto osée e non political correct (Wanda non era femminista, ma finì addirittura a fare la partigiana durante gli anni della guerra, a Bologna) rappresentano un caso letterario: ancora inedite, ma coperte da copyright, vittima dei rifiuti di vari editor che volevano censurarle, attendono ancora una pubblicazione dignitosa. Una edizione pirata era commercializzata negli anni scorsi, ma la stessa Wanda (e l’autore) hanno diffidato chiunque a diffondere illegalmente le memorie di Wanda, l’ultima maîtresse che, nate da un incontro di Indro Montanelli con la maîtresse, attendono ancora di essere conosciute. Di Wanda non si hanno più notizie dal 2008, quando la anziana maîtresse si recò a Montevideo, ospite di una prostituta sudamericana, sua socia nella gestione di un albergo a ore a Tortona.
L’autore delle memorie della Wanda ha girato un video musicale negli ambienti della casa chiusa di via Fiori Chiari, riaperta grazie alla collaborazione dell’antiquario Gianluca Ramponi.
Nella foto alla stazione centrale, dove viveva come una homeless, una rara immagine della Wanda ( anno 1992, foto di Piero Raffaelli-Europeo)
Le altre foto sono di Gigliola di Piazza
La foto della Wanda nel 1939 è di proprietà di Claudio Bernieri
wanda, l’ultima maitresse, di Claudio Bernieri from claudio bernieri on Vimeo.
COME INCONTRAI LA SIGNORINA WANDA, l’ultima maitresse di via Fiori Chiari
“Sono Lusparda, figlia naturale dei reali del Messico, già signorina in via san Pietro all’Orto, che padre Turoldo fece chiudere, sa?”
Fa una sosta, beve un sorso di barbera da una bottiglia, poi riprende. “Ma il mio nome d’arte, è famoso, è sempre stata Wanda la bolognese”.
Una signorina? E di che? mi chiedo? In via san Pietro all’Orto
Andai, chissà come, indietro nella memoria: una vecchia storia. Padre David Maria Turoldo, pio frate poeta servita, stanco del continuo via vai di clienti di prostitute in una casa chiusa prospiciente il suo convento, aveva minacciato nel dopoguerra di stendersi davanti alla porta del lupanare.
La vecchina bofonchia così, avvolta nei suoi stracci, circondata da una nidiata di gatti, nei sotterranei fatiscenti delle Poste Italiane, in Stazione Centrale. “E io sono proprio la Wanda la bolognese”. La bottiglia facile accanto, come succede tra i così detti senza dimora.
Accanto a Lusparda alloggiata tra i sacchi della raccomandate che usa come letto, alcuni sindacalisti autonomi delle Poste Celeri che mi hanno guidato fin laggiù per una inchiesta sui disservizi della azienda, ridacchiano: accanto, il fotografo Piero Raffaelli immortala la scena: la Lusparda, una delle tante barbone che popolano il ventre della Stazione Centrale di Milano, tra la posta inevasa, i gatti, le bottiglie.
“Ma sì, l’è la Wanda Osiris” commenta un sindacalista ”era una barbona della Stazione e l’abbiamo ospitata qui da un anno: almeno è al caldo”
“Sa che io ero la Wanda, che ispirò il giornalista Indro Montanelli nel suo famoso romanzo?” riprende con insistenza sfacciata la Lusparda” Sa che deliziai l’intera redazione del quotidiano La Notte che tirò l’alba da me, nel casino di via Fiori Chiari, la notte del 20 settembre 1958, quando vennero chiuse quelle case? Sa che…”
Avevo aperto subito il registratore.
Il racconto della Wanda, ispiratrice di Indro Montanelli, da quel giorno mi occupò per decine di nottate insonni.
Subito, in redazione, verificai il racconto della superstite. Padre David Turoldo era morto. Ma poi, la conosceva?
Vittorio Feltri aveva proprio incominciato la professione come giornalista alla redazione della Notte. Negò di conoscere tale Lusparda detta la Wanda.
Guido Vergani, cronista di mala, ricordava invece ancora l’episodio. Come ricordava che padre David Maria Turoldo aveva minacciato di organizzare un pio sit-in davanti all’entrata di via san Pietro all’Orto, contiguo al suo convento, se lo stato non avesse sfrattato quel centro del peccato. Cosa che riuscì in seguito al cardinale Schuster.
Ma Vergani non aveva mai visto la Wanda, E Montanelli? Già nel suo famoso romanzo “Addio Wanda” aveva infatti scritto, a pag. 84: “Viva la Wanda, a noi la Bolognese”.
Ma era davvero Lusparda, figlia naturale dei reali del Messico, la antichissima, veneranda, Wanda, maitresse descritta dal Maestro?
Riascoltai quella voce roca:
“Lo ispirai, almeno nel nome: sono stata maitresse nel casino di Borgo Panigale a Bologna, verso il 1950.”
Wanda, per Montanelli, era “il peccato, il diavolo e l’anticristo”. Quella vecchina?
Nulla restava di sexy e di invitante nella Lusparda, inquilina nei sotterranei delle Poste Italiane. Lei che aveva ammaliato con le sue grazie e le sue signorine, nel dopoguerra: Fanfani, Tambroni, Togliatti…Così almeno aveva raccontato Montanelli. Possibile che fosse ancora viva? Tra i sacchi delle raccomandate?
Tornai a intervistarla in quei bassifondi. E andai subito al dunque.
“Ah,lei conobbe veramente Montanelli?”
“Italia proletaria e peccatrice in piedi” bofonchiò la Wanda.”In piedi sulle rovine dei casini” declamò con la bottiglia in mano.
Erano esattamente le parole che aveva scritto il Maestro degli articoli di fondo a pag. 114 del suo pamphlet.
Ma poteva veramente essere stata lei la Musa di Indro? “Media altezza, piuttosto magra, con uno chignon di capelli castani alla nuca, il naso aquilino, la bocca piccola e il busto eretto…”Così l’aveva descritta il Maestro di Fucecchio.
Provai a verificare altri dati biografici. La Wanda “original” del libro aveva poi avuto una figlia dal nome Evelyn,
“Mia nipote si chiama Jenny, e fa l’artista nei night” rispose pronta la Lusparda alla mia richiesta di generalità certe.
Archiviai la storia, oppresso da inchieste e viaggi,
Passò circa un anno, quando la Wanda, mi chiamò al cellulare. I vigili urbani di Ponte san Giacomo, provincia di Alessandria- mi disse in tono concitato- armati di penne e bloc notes si erano messi a trascrivere i numeri di targa dei clienti delle prostitute davanti all’Albergo Acapulco di piazza Aspromonte. Dove lei lavorava.
La lista dei clienti sarebbe stata pubblicate mensilmente sull’inserto della Provincia alessandrina,” Vivi Alessandria” in una pagina pubblicitaria comprata dall’Amministrazione comunale, mi aveva spiegato la Wanda. Potevo capire.
Era scoppiata la protesta degli abitanti di Novi Ligure e di Ponte san Giacomo. All’inizio era stata una litania di firme, di petizioni, di esposti: dapprima, aveva debuttato un anonimo “comitato contro la prostituzione extracomunitaria sulla statale dei Giovi non inserita in un progetti di lavoro”, con 678 firme consegnate al Prefetto.
Tutti chiedevano l’allontanamento delle lucciole intorno a Novi, Alessandria, Tortona e Voghera… Una seconda ondata di firme (1678 tra mamme, pensionati e negozianti di viale resistenza Partigiana e piazzale Luther King di Ponte san Giacomo) raccolta da un “comitato per la riapertura delle case chiuse” era riuscita a far sigillare per quindici giorni l’hotel Paganini di via Vitruvio, di fronte alla stazione di Ponte San Giacomo.
…Raggiunto in tutta fretta l’albergo della vegliarda, la guardai meglio: bassa, culona, il corpo pienotto di cellulite, le mani grosse come salsicce, un neo grande e peloso che sembrava uno scorpione sulla sua guancia destra immobilizzata da una paresi; e una peluria lucente come catrame sopra le labbra che diventava dura come le spatole d’un cinghiale. Beh, la vegliarda da vicino non sembrava proprio invitante, anche se da lontano, tutta seppellita di diademi d’oro, di orologini di marca, di fili di perle, di collane con brillanti, così cartieruta e grondante di ciondoli pareva una madonna da portare in processione e da ricoprire da biglietti da cento euro per qualche grazia ricevuta.
E lei: ” andeem? Sono cinquanta in camera col paracadute. ” diceva ai clienti che passavano davanti al sesto platano verso Novi Ligure. Ma lei, o dea Kalì, o niente.
Li guidava verso quell’albergo a ore, entrava, poi spignattava in camera con deodoranti, preservativi, filmini porno, carta igienica, vibratori, fruste, caramelle al mentolo.
Tornava sul vialone e op, un altro cliente.
La passera, come una locomotiva.
Entrato all’Hotel Paganini a seguito della Wanda, mi ritrovai in un salottino al primo piano. Si era rassettata il vestito, come per mettersi in posa per una fotografia; poi aveva messo bene in vista un brillante al dito, e l’orologino d’oro. Accanto, sul comodino della sua stanza, aveva la foto in camicia nera di Italo Balbo.
S’era aggiustata la parrucca biondo platino che la rialzava di alcuni centimetri, (ma poi fece toletta con uno stuzzicadenti nella sua dentatura troppo bianca per essere vera): scelse il lato migliore del suo profilo, con le guance ancora vivide ma ricoperte da due pesanti strati di cipria che sembrava lo zucchero d’una torta Margherita, accarezzò le crepe violacee delle labbra con del rossetto color ciliegia, si guardò intorno, poi mi prese sottobraccio per confidarmi una argomento che lei riteneva molto importante:
“Sa che sono tornata ancora a lavorare, e qui ho ricostruito la mia antica camera al casino, col bidet e il lavandino originali. Ah, se mi vedesse il Maestro! ” mi spiegò decisa,
Perché aveva chiamato Montanelli al Corriere.
E mi confidò:
“Per lei la mia casa è sempre aperta, lei può venire a trovarmi quanto crede” le aveva detto. Poi mi guardò negli occhi: “Sa, per l’Indro io sono come una figlia, oh come mi vuole bene, io sono un Dio per lui”.
Perché la signorina Wanda a 90 anni esercitava ancora comodamente la professione a Tortona.
Accesi subito il mio registratore,
“Sa che talvolta piango?” mi aveva confidato quella stessa sera in pizzeria.
.. E si era soffiata il naso.
“Piango per la mia collega Nuovo Fiore ” mi aveva detto.
E anche la sua collega Clarinda era morta, e la Melvina, la Delphine, l’Olympia e la Zulema, mi raccontava. Tutte signorine del casino di via san Pietro all’Orto, sfrattate dal pio padre David Maria Turoldo.
Ce n’erano state cinquanta dentro al casino con lei. Poi le aveva elencate…
E la Gina Facchinelli, e la Luisa Barbieri, la Manuelita, la Pinassa, e la Meri, e la Marcella, la Luisola e la Carcassola. e la Colombina la “fasista” che aveva fatto una morte….
” Ah, che poverina.” aveva poi detto.
Aveva fatto una sosta per un groppo in gola.
Era commossa.
“Perchè la Colombina era andata una volta in bagno, era caduta, e l’era crepada così, per terra” mi aveva spiegato. “E la Carcassola? che andavamo sempre a mangiare insema in pizzeria” mi confessò.
“Soffocata da un tortello!” specificò.
“E l’Armida?”
Silenzio da parte mia.
“Morta d’un ictus!”
Avevo assunto un’aria di circostanza.
“E la Strana?” mi aveva chiesto.
Stavo zitto.
“Infarto in camera con un signore!”
Si mise a ridere:
“e che simpaticona che l’era, andava sempre ai funerali delle sue colleghe” esclamò infine la signorina Wanda.
Fremevo.
Ora ero davvero sicuro.Wanda la bolognese la veneranda maitresse cantata da Indro Montanelli, era viva e operante.