Milano 27 Settembre – Il sistema fiscale italiano rischia un buco di oltre 700 milioni di euro per le possibili ripercussioni sul mercato dello scandalo Volkswagen. Il dato emerge da una elaborazione Adnkronos su eventuale calo di oltre il 30% nelle immatricolazioni degli ultimi mesi del 2015, dato considerato plausibile dagli esperti del settore.
In questo caso infatti il mercato italiano – che nei primi otto mesi aveva messo a segno un +15% con 1.065.556 immatricolazioni – mancherebbe nettamente il ritorno sopra quota 1,5 milioni a fine anno: con una perdita del 30% delle immatricolazioni, sulle incertezze dei consumatori, il totale dell’anno non sarebbe più di 1,530 milioni di unità (ultime stime) ma si fermerebbe a quota 1,39 milioni, con un incremento minimo sul risultato del 2014 (1,36 milioni).
Le 140 mila vetture scomparse andrebbero a impattare negativamente sulle entrate fiscali del settore auto: un settore che nel 2014 – secondo i dati Anfia – aveva contribuito al Fisco italiano con 71,6 miliardi di euro (fra Iva su auto nuove, imposte, multe e tasse sui carburanti), pari al 16,8% del totale (426,3 miliardi). Il contributo legato direttamente alle immatricolazioni di auto nuove (iva e imposte trascrizione) è stato nel 2014 pari a 6,83 miliardi, con un valore medio leggermente superiore a 5 mila euro per ogni nuovo veicolo. Si tratta di un dato praticamente costante negli ultimi 3 anni e che – moltiplicato per le 140 mila vetture a rischio per gli ultimi mesi del 2015 – porta a 700 milioni le entrate a rischio, con un totale che da 7,7 miliardi stimati, scenderebbe sotto quota 7 miliardi. Ieri sullo scandalo è intervenuto Renzi. Della «truffa» Volkswagen «ne abbiamo già parlato con la Cancelliera Angela Merkel l’altra sera al Consiglio europeo. Credo che come governo italiano, come rappresentante degli italiani posso chiedere soltanto una cosa: le truffe si combattono sempre, qualunque sia il colore e la nazionalità di chi le fa». Il premier ha sottolineato che «qui non siamo in presenza di un disastro ambientale, ma di una truffa: l’Italia chiede sia punita severamente». L’ad di Unicredit Ghizzoni ha spiegato che «in tutto il mondo l’automotive è in tensione, dopo che è stato il motore della ripresa».
Leonardo Ventura (Il Tempo)
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