Milano 8 Ottobre – Forse solo un Giuseppe Pelizza da Volpedo dei giorni nostri, potrebbe dare forza e incisività, in una sintesi artistica, alla sfida e all’orgoglio di una società taciuta e dimenticata. Per rivendicare giustizia, per gridare le ragioni degli ultimi, per dire quel “Basta” che tante volte pensiamo, inascoltati
E se le foto descrittive e asettiche di una Milano ferita si animassero e raccontassero le infinite storie di povertà, di disagio, di precarietà…E se in quelle foto noi finalmente ascoltassimo il dolore, l’incertezza, la rabbia…E se iniziassimo a pensare che l’umanità ha diritti inviolabili oggi calpestati o dimenticati…E se in una sequenza senza fine allineassimo le tante testimonianze…il film di questa Milano tradita e offesa sarebbe il quadro plastico del fallimento di una gestione egoista e disattenta, superficiale e ottusa.
Con l’indigenza che squaderna anziani che cercano il cibo nelle cassette degli avanzi dei supermercati o fanno la fila alla Caritas e al Pane quotidiano o bussano alla porta del parroco per pochi biscotti e mezzo chilo di pasta. Ma Pisapia ha tagliato sussidi e contributi.
Con l’insicurezza dilagante per chi vive nelle case popolari, per la “moda” ormai diventata abitudine delle occupazioni abusive, organizzate dai racket criminali. Ma per Pisapia “occupare” non è reato.
Con l’invasione dei clandestini che vantano solo diritti e si autodefiniscono profughi, ma hanno cambiato la fisionomia della città. E sanno essere arroganti, inventano modi e comportamenti spesso molto lontani dalla legalità. Ma Pisapia sembra non accorgersi della loro ingombrante e spesso dannosa presenza.
Con lo sfregio selvaggio di chi imbratta muri e metropolitane. Ma Pisapia regala loro finanziamenti e protezione.
Con i Rom e i loro insediamenti abusivi, sfacciatamente riproposti anche dopo gli sgomberi. Perché, si sa, Pisapia ha un occhio di riguardo e prima o poi una sistemazione confortevole la troverà.
Con una visione della città a misura di bicicletta e di piste ciclabili. Perché Pisapia verrà identificato e ricordato come il Sindaco delle biciclette e delle piste ciclabili. Non ricordo altro di tangibilmente evidente.
E se al di là delle biciclette, l’umanità taciuta e dimenticata avesse uno scatto d’orgoglio e di sfida e gridasse la voglia di cambiare e rinascere nel segno di una giustizia sociale…beh…io sarei là. Con quella parte di Milano che oggi soffre e ha tanta voglia di riscatto.
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Soggettista e sceneggiatrice di fumetti, editore negli anni settanta, autore di libri, racconti e fiabe, fondatore di Associazione onlus per anziani, da dieci anni caporedattore di Milano Post. Interessi: politica, cultura, Arte, Vecchia Milano