Milano 7 Dicembre – Salvo brogli clamorosi il Venezuela dopo 15 anni si sveglierà dal sonno allucinato inaugurato da Chavez. L’idea, né originale né particolarmente di successo, è che se lo Stato gestisce tutto non ci saranno più diseguaglianze. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Tanto per cominciare il Venezuela è un paese petrolifero. I paesi petroliferi, tra cui anche la Russia, oggi hanno un piccolissimo problema, chiamato progresso tecnologico. Scusate se mi dilungo, ma questo può chiarire molti aspetti della situazione internazionale. Dunque, eravamo rimasti che in 30 anni il petrolio sarebbe finito, giusto? Ecco, erano tutte balle. Il petrolio è certamente un materiale che finirà. Quando non lo sa nessuno. Il motivo è che, giratela come volete, il nostro pianeta è vagamente più grande e complesso di quanto i propagandisti ecologisti vorrebbero farci credere. In subordine, tutte queste previsioni si basano sul “purchè nulla cambi”. Ma tutto cambia. In questo caso è stata scoperta una tecnologia per estrarre petrolio dalla sabbia. Uno dei due maggiori depositi è in Canada. La cosa è nota da secoli, ma il costo del Petrolio in salita e la tecnologia lo hanno reso conveniente solo ora. Ed è stato un disastro. Gli Usa avrebbero potuto soddisfare il proprio fabbisogno in casa. L’Arabia Saudita sarebbe sparita dalla cartina dei principali paesi al mondo. No, questo no, ma il concetto era quello. Aggiungeteci il fatto che l’Iran non ha più l’embargo e capirete che il mondo sta letteralmente nuotando nel petrolio. Il prezzo, quindi è crollato. Ed il Venezuela si è riscoperto povero. Poverissimo. Chavez ha potuto costruire il suo personale consenso distribuendo (oltre che alla propria famiglia) a pioggia soldi. Solo che questo denaro, fortemente incanalato dallo Stato, non ha rivitalizzato il Venezuela. L’ha, semmai drenato di ogni voglia di costruire e lottare. Dare ai poveri senza che questi abbiano fatto nulla per avere, ha creato una mentalità distruttiva, clientelare, violenta contro chiunque voglia toccare questi privilegi. Il Chavismo vive nelle periferie, in cui della gente mantenuta è prontissima a tutto pur di difendere lo status quo.
Chi vi si oppone, chi in queste ora sogna, chi vorrebbe un Venezuela diverso è quella parte di paese stanca di essere ridotta in schiavitù per consentire a chi non produce valore di prosperare. È una situazione familiare, non trovate? Solo che là il sogno di Grillo si è realizzato. La gente non deve necessariamente lavorare. Può anche farlo. Ma il risultato non è molto diverso. Tanto non c’è nulla per nessuno. Salvo una minoranza. O meglio, due. La prima è scontata. Chi lavora con valuta straniera può avere quel che vuole. La seconda lo è un po’ meno, ma è anche il grande problema. Tutta la burocrazia. Quella medio alta, per lo meno. Loro sono i primi a mangiare quando arrivano i petrodollari. Il problema è che per sopravvivere devono distribuire mance a tutti. Quando il petrolio è sceso sotto i 60 dollari le mance sono finite. A 40 persino i medi burocrati non mangiano. Questo chiede un cambio di regime. Cosa succederà dopo non si può sapere, ma di sicuro quel sistema marcio non durerà.
Persino se fosse difeso con la violenza. Maduro lo ha ventilato. Le banlieu ribollono. E le rivolte partiranno. Dobbiamo saperlo. La libertà, come i bambini, nasce nel sangue e nel pianto.

Laureato in legge col massimo dei voti, ha iniziato due anni fa la carriera di startupper, con la casa editrice digitale Leo Libri. Attualmente è Presidente di Leotech srls, che ha contribuito a fondare. Si occupa di internazionalizzazione di imprese, marketing e comunicazione,