Vivere a sessant’anni sull’altalena della precarietà

Le storie di Nene Milano

Milano 30 Gennaio – Non chiede, sorride. Perché è il suo approccio alla vita, nonostante l’indigenza e la difficoltà di un quotidiano da superare per continuare a vivere. Seduta al bar nell’angolo più nascosto per non disturbare, aspetta. Pulita, ordinata, silenziosa, con un’eleganza innata nel portamento, memoria di una bellezza altera. La latteria ha le rughe dei suoi sessant’anni di vita, con i tavoli di legno che raccontano un quartiere di periferia, un’umanità sofferente e dignitosa, una storia di piccoli e grandi gesti di solidarietà. Un pezzo di Milano ferma nel tempo, dal dopoguerra ad oggi. Immutata. La crisi di oggi che ripete la crisi di ieri. Con le nuove generazioni che cercano lavoro, con le nonne che raccontano i propri guai per farsi coraggio, con quel ritrovarsi che è sempre un po’ stupore e piacere. Tutti sanno che Rosina ha bisogno di lavorare per raccattare i cinque o dieci euro necessari per sopravvivere. E Rosina sa che può contare sulla disponibilità di chi conosce i suoi problemi. E la latteria è diventata il luogo per gli incontri, l’occasione per trovare un’occupazione, un lavoretto. E c’è chi la manda a fare la spesa o in farmacia, c’è chi le chiede di stirare, c’è chi le affida il papà sulla carrozzella per una passeggiata. Rosina non chiede, non ha un tariffario, non conta le ore, ma si affida al buon cuore. D’altronde non ha una pensione, non ha sussidi, il figlio lavora saltuariamente e bisogna pur mangiare. Ha sconfitto il cancro, ha lavorato all’estero, ma oggi deve far passare quel dannato tempo che ancora la separa dalla pensione. Ed è una battaglia logorante e infinita.

Ogni giorno, sempre uguale all’altro, con quel sorriso silenzioso che è speranza e fiducia. Con quello sguardo che, a ben vedere, è rassegnata tristezza.

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