Milano 11 Aprile – Che nome, Tempa Rossa, sembra uscito da un fumetto di Tex Willer e invece è quell’immensa pozza di petrolio nella quale sta naufragando in maniera ingloriosa il governo-transatlantico delle riforme varato da Matteo Renzi. Il premier ha un bel ripetere che è una cosa piccola e il governo è saldo, ma quel giacimento petrolifero nell’alta valle del Sauro, nel cuore della Basilicata, nel meraviglioso sud Italia, erutta tutti i giorni nomi e miserie governative. Il progetto petrolifero finito nel mirino dei magistrati si estende principalmente sul territorio del comune di Corleto Perticara, in provincia di Potenza e a 4 km dal quale dovrebbe essere costruito il futuro centro di trattamento. L’inchiesta della procura di Potenza che ha come protagonista Gianluca Gemelli, il compagno dell’ormai ex ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi, ha tre teste. La prima, che stanno spulciando i carabinieri del Noe riguarda l’impianto Eni di Viggiano ed è relativa a presunti illeciti nella gestione dei rifiuti. La seconda testa, in mano agli agenti della mobile, riguarda l’iter che ha portato all’autorizzazione del giacimento della Total. Gli indagati sono 23, compreso Gemelli, mentre sono scattate le manette nei confronti dell’ex sindaco di Corleto, Rosaria Vicino, del Pd lucano. La terza testa, che potrebbe lasciare Potenza e finire in Sicilia, tratta dell’indagine sul porto di Augusta. Qui è indagato anche il capo di Stato maggiore della Marina, Giuseppe De Giorgi, e riguarda un sistema di «interessi convergenti». E ogni giorno escono nomi di persone. Il governo c’è dentro fino al collo nella pozza, perché gli emendamenti non li fa un solo singolo ministro, ma sono espressione di tutto l’esecutivo. Premier compreso.
Antonio Angeli (Il Tempo)
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