Milano 11 Aprile – Non esiste una compagine di Governo che non abbia le caratteristiche del cesto di serpenti. Il potere crea inimicizie, contrasti, gelosie e l’immagine del Governo di Matteo Renzi emersa dalle intercettazioni telefoniche della ex ministra Federica Guidi non è affatto diversa da quelle dei Governi del passato. Ciò che distingue l’attuale Esecutivo rispetto ai precedenti non è la conflittualità e la concorrenzialità delle bande e dei singoli, ma l’assoluta assenza di una solidarietà superiore ai personalismi ed agli egoismi delle cordate e dei vari personaggi in campo. Nei Governi della Prima Repubblica la lotta delle correnti democristiane, socialiste e dei partiti laici era feroce ma questa lotta si fermava sempre di fronte ad un comune interesse. Quello di tenere comunque in piedi il Governo in nome di una necessità più alta che in qualche caso coincideva con quello del Paese ed in tanti altri con quello dei singoli partiti.
Nella Seconda Repubblica, almeno per quanto riguarda il centrodestra, la conflittualità dei singoli trovava quasi sempre una conciliazione superiore nel riconoscimento della leadership di Silvio Berlusconi, Premier da cui dipendevano le fortune personali di tutti i componenti del Governo.
Nel Governo Renzi, invece, questa solidarietà superiore non esiste. Non ci sono i partiti che possono imporre ai propri rappresentanti la necessità di ritrovarsi in un interesse comune di bandiera e non c’è neppure il leader che riesce a concentrare su se stesso i destini e le sorti di ministri e sottosegretari. Ognuno fa per sé, per la propria cordata, per la propria banda. Renzi per primo! Nella consapevolezza che il potere di questo Governo derivante dalla forza di un Premier incapace di fare squadra ma teso solo ad evidenziare se stesso facendo terra bruciata attorno a sé, non è eterno e può svanire da un momento all’altro. Di qui la corsa frenetica di ciascuno a trovare lobby di riferimento a cui delegare il proprio futuro all’insegna di un rivisitato “del doman non c’è certezza, chi vuol essere lieto sia!”. Quanto può andare avanti in un Governo segnato in maniera indelebile da una caratteristica del genere?
Arturo Diaconale (L’Opinione)
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