Milano 14 Maggio – Che l’amministrazione attualmente in carica volesse governare Milano non tanto per rispondere ad esigenze reali e concrete, quanto piuttosto per affermare e portare al trionfo preconcetti di valore (“è giusto, è sbagliato”, indipendentemente dal contesto) è stato evidente fin dall’inizio e, in materia di mobilità, la cosa è stata ancor più lampante. Ma l’apoteosi del fanatismo ideologico è sicuramente rappresentata dalla grottesca ciclabile che dovrebbe (il condizionale è d’obbligo, in due anni non sono ancora riusciti a portarla a termine…) costeggiare il parco Sempione, la quale non può esser giustificata neppure con la pur evidente volontà di accontentare a tutti i costi una delle claques di quest’amministrazione, cioè la galassia delle associazioni ciclo militarizzate.
A parte il fatto che realizzare una una ciclabile intorno ad un parco già integralmente ciclabile di suo è un esborso particolarmente inutile in una città in cui continuano ad aumentare i costi e diminuire i servizi (certo che se i ricavi generati da quella mostruosità che è Area C vengono spesi in questo modo…), uno degli aspetti che fanno di quest’opera la “summa ideologiae” di Maran sono i numerosi orrori perpetrati in zona Triennale, cioè lungo viale Molière.
Innanzitutto, sono stati eliminati buona parte degli stalli di parcheggio che servivano tanto la Triennale quanto i locali che si trovano adiacenti ad essa, a partire da un noto ristorante e da una famosa discoteca, ben conosciuta per le sue “serate universitarie”: non v’è – a parte l’assessore Maran – chi non capisca come una studentessa universitaria residente, per esempio, a Busto Garolfo che voglia venire ad una serata in discoteca in centro a Milano non possa certamente farlo in bicicletta.
Ma, è evidente, i danni arrecati concretamente ad un’attività di carattere imprenditoriale in nome di un principio astratto e aprioristico non interessano certo l’attuale amministrazione che, anzi, forse gode nel veder vessata la piccola e media imprenditoria, ritenuta reazionaria, piccolo borghese e antitetica rispetto alle magnifiche sorti e progressive del collettivismo che, a quanto è emerso nei cinque anni che si stanno andando a concludere, ancora alberga nelle menti del sindaco e degli assessori.
Del resto, tra “domeniche ecologiche”, a “pedonalizzazione diffusa” e boiate del genere, la giunta Pisapia ha cercato di convincere i milanesi che non c’è bisogno di spostarsi, regalando loro delle splendide feste della salamella tipo Festa dell’Unità di Brescello o mercatini della mutanda (scene viste in piazza Castello) nel disperato tentativo di dimostrare che si può tranquillamente fare una serena e provinciale vita di quartiere: insomma, anche la socializzazione (dirigisticamente indotta) e il divertimento devono essere rigorosamente a chilometro zero. Che fa molto (radical) chic.
In ogni caso, l’ennesima soppressione di preziosi stalli di parcheggio senza offrire alternative, pur essendo controproducente, non è neppure l’aspetto più inquietante nella realizzazione di questa assurda ciclabile, perché la cosa peggiore è che per farla passare proprio a ridosso del parco Sempione Maran ha consentito (o voluto, chissà) che fosse eliminata perfino la preferenziale ATM con la relativa fermata in prossimità della Triennale! Il cieco furore dell’attuale amministrazione nel perpetrare le più abominevoli mostruosità in danno delle attività private, che invece sono il grande motore della città di Milano, ha finito per danneggiare perfino la mobilità pubblica, visto che ora non solo l’autobus ATM deve percorrere insieme al traffico privato (per altro in aumento a causa della soppressione degli stalli di parcheggio) il viale Molière, ma deve effettuare fermata proprio in prossimità del già trafficato incrocio tra viale Molière stesso e il Ponte Curie (che sovrasta lo scalo della stazione di Piazza Cadorna), con un duplice, grave, pregiudizio per la mobilità cittadina: innanzitutto, la presenza di un autobus ingombrante che ferma proprio a ridosso di un semaforo rallenta la circolazione di tutti i veicoli (spesso, quando c’è il verde, l’autobus sta facendo salire e scendere i passeggeri) e lo stesso mezzo pubblico, ma soprattutto la fermata ATM ora si trova più lontana dalla Triennale ed in cima ad una salita, per l’evidente felicità delle persone con difficoltà deambulatorie che, per recarsi alla Triennale o al Parco (di sicuro non sul ponte Curie dove non c’è nulla, neppure un venditore abusivo di quelli che tanto piacciono a questa amministrazione), ora devono percorrere un tratto in discesa a piedi, mentre prima della realizzazione della geniale ciclabile l’autobus scaricava i passeggeri proprio a ridosso dell’ingresso della prestigiosa istituzione.
Un assoluto controsenso per chi, a parole, si è sempre mostrato come paladino degli ultimi, ma nei fatti concreti ha fin da subito cercato di costruire una città elitaria non “a misura d’uomo”, ma a “misura di benestante senza difficoltà”, cioè l’unica categoria di persone che può accettare senza subire particolari pregiudizi tutte le angherie ideologiche perpetrate dall’attuale amministrazione.
Del resto, se quest’ultima non fosse del tutto inadeguata e animata da furore ideologico finalizzato a scardinare il tessuto produttivo esistente, questa mostruosità di ciclabile sarebbe stata almeno realizzata dal lato opposto della strada (si cerchi “viale Zola” su una qualsiasi mappa), cioè negli ampi e inutilizzati spazi verdi a ridosso dello scalo ferroviario. Sarebbe stata più isolata dal traffico automobilistico e avrebbe svolto tutti i medesimi servizi: salvo quello di penalizzare gli automobilisti e dare un preciso segnale ideologico, obiettivo principale di Maran e soci.
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Alessandro Barra
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