Una «corte» moderna nell’ex fortino della mafia di viale Montello

Milano

Milano 30 Agosto  – La rinascita del complesso immobiliare di viale Montello, abbandonato e fatiscente dopo lo sgombero del 21 giugno 2012: 36 milioni per demolire e ricostruire l’area.

È stato per quarant’anni il «fortino» della ‘ndrangheta, sgomberato finalmente nel luglio 2012 ma da allora disabitato e fatiscente. In autunno sarà demolito e nel giro di tre anni tornerà in vita: il progetto di riqualificazione è da 36 milioni. Ha avuto una storia accidentata finora, il caseggiato ottocentesco di viale Montello 6, affacciato sui caselli di Porta Volta, dietro alla «Piramide» di Feltrinelli. Storica proprietà immobiliare della Fondazione Policlinico, ceduto nel 2013 alla Cassa depositi e prestiti e l’estate scorsa passato di mano ancora, alla Borio Mangiarotti di Claudio De Albertis. La bonifica ambientale partirà entro l’anno, a ruota le edificazioni. Al posto delle case di ringhiera sorgeranno edifici e due cortili nuovi. Solo del fabbricato su viale Montello verranno recuperati due piani, sulla facciata fronte strada.

Il progetto di ricostruzione dello stabile di viale Montello 6
Il progetto di ricostruzione dello stabile di viale Montello 6

«La prima ipotesi di progetto, quella della Cassa depositi e prestiti, era orientata al risanamento conservativo, anche noi abbiamo valutato la possibilità ma l’abbiamo scartata perché il caseggiato ad oggi è degradato e fatiscente in modo irrecuperabile — spiega Alberto Porro, responsabile del progetto per la società —. Reinterpreteremo le antiche corti milanesi in chiave diversa, con i ballatoi che diventano profondi balconi e vari corpi di fabbrica collegati da tratti architettonici comuni». L’edificio centrale sarà l’unico a presentarsi «decisamente moderno, staccato dagli altri, più largo, con cinque piani invece dei due originari ed esistenti». L’immagine fa tornare indietro nel tempo. Tanti anni fa, Fondazione Ca’ Granda aveva affittato alcuni spazi con aste pubbliche: forse partirono così le occupazioni abusive. Una dopo l’altra. Il caseggiato divenne il covo del clan calabrese Cosco, una ventina di famiglie insediate lì. Nel 1995 nell’androne, tanto per dire, fu freddato a colpi di pistola Antonio Comberiati, un omicidio su cui fece luce la testimonianza della collaboratrice di giustizia Lea Garofalo, a sua volta rimasta uccisa nel 2009 dopo essere stata vista per l’ultima volta lì: in viale Montello.

Il 21 giugno 2012 lo sgombero, nel febbraio successivo la cessione con via Canonica 77 a Cdp, per un valore totale di 17 milioni. Nell’agosto scorso ulteriore passaggio, ancora con asta pubblica: Cdp cede sei immobili, tra cui quello, alla cordata formata da Beni Stabili e Panorama, che fa capo a Värde Partners e alla milanese Borio Mangiarotti, per 125,5 milioni. Per ora è stato siglato il contratto preliminare. Per la firma del rogito Cdp deve ottenere le autorizzazioni per demolire, bonificare e ricostruire. L’iter col Comune è in corso. Sarà un ulteriore tassello alla riqualificazione nel quartiere. Là dove c’era lo storico vivaio Ingegnoli, ora c’è la «Piramide», primo edificio in Italia progettato da Herzog & De Meuron. Partito a fine 2012, il cantiere si chiuderà a dicembre. E Microsoft, coi suoi seicento dipendenti, è già pronta a trasferirsi lì per farci la vetrina delle start up. Davanti al palazzo di Montello 6 invece oggi c’è il giardino condiviso intitolato a Lea Garofalo, curato da volontari: le case, in quel tratto di strada, hanno voltato pagina.

Elisabetta Andreis (Corriere)

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