Un referendum per un moderno “Principe” che sognava un suo partito

Attualità

Milano 26 Novembre – Lui, Matteo Renzi, e l’accozzaglia. Lo schema dell’uno contro tutti non è casuale, frutto della cultura da trasmissione televisiva del Presidente del Consiglio. È assolutamente voluto. Ed è la conseguenza di un calcolo politico niente affatto grossolano o peregrino. Un calcolo diretto a conseguire un obiettivo fin troppo preciso e definito. Quello di trasformare il Premier in un soggetto politico unico e, soprattutto, inamovibile.

Chi pensava che la personalizzazione della campagna per il referendum costituzionale servisse a Renzi per dare vita al cosiddetto “Partito della Nazione” compiva un errore marchiano. Attribuiva al Premier una cultura politica di stampo gramsciano che lo portava ad ipotizzare la formazione di un partito nuovo, novello Principe, in cui avrebbero dovuto confluire tutte le forze moderatamente progressiste del Paese e da cui sarebbero state escluse tutte quelle estremiste sia di destra che della stessa sinistra. Ma della cultura gramsciana Renzi ha solo orecchiato qualcosa sul moderno Principe, che lo ha convinto ad immaginare non la formazione di un nuovo partito di massa in grado di conquistare l’egemonia e diventare l’avanguardia della società, ma la nascita di un soggetto politico al servizio di una sola persona, cioè lui stesso, divenuto il “moderno Principe”.

Qualcuno potrà pensare che l’idea renziana nasca da qualche suggestione rinascimentale maturata durante l’esperienza di sindaco di Firenze e dalla sua palese vocazione al talent televisivo. Ma, qualunque possa essere la causa, è chiaro il suo effetto. Renzi non vuole usare la campagna referendaria per dare vita al “Partito della Nazione” ma, più semplicemente, per far nascere il “Partito di Renzi”. Che sarà rigorosamente leaderistico, verticistico, personalistico ed in cui chi vi entrerà a far parte non sarà un militante dell’“idea” e del “progetto” di egemonia culturale e politica sulla società, ma un fan obbediente ed adorante del capo supremo.

In questa luce diventa sempre più evidente come la data del 4 dicembre sia destinata a diventare un momento decisivo per la storia dell’Italia repubblicana. La posta in palio non è una riforma scombiccherata che modifica in peggio la Costituzione, ma la possibilità o meno che il “Partito di Renzi” possa diventare o meno il padrone principesco d’Italia.

Arturo Diaconale (L’Opinione)

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