Milano 27 Marzo – Dicesi magone quel tarlo allo stomaco che rende indigesta la vita, quel vortice di pensieri che corrode il tempo, quella disperazione sommessa che comprime le intenzioni e le azioni. Ma non voglio fare un trattato sul magone, perché o ce l’hai o non ce l’hai. A volte nasce quasi senza un perché e ti svuota dalla voglia di creare il tempo, ma più spesso è un compagno anche troppo fedele che ti toglie il sorriso e la volontà. E succede che vorresti dimenticarlo, calpestarlo, distruggerlo, ma lui, sì lui, ha una personalità spiccata e si impone con la suadente violenza che può diventare un dolore cupo, una rassegnazione senza speranza. Ho provato a sezionarlo, tagliandolo a fette con la razionalità e il buon senso, ma lui, sì proprio lui, cammina accanto a me incurante e insensibile alle mie proteste. E allora ho cercato di lessarlo con molta ironia e un pizzico di sogno, ma lui, ancora lui, continua a sedermi accanto, come un angelo custode, come fosse la mia ombra. La verità è che gli schiaffi della vita sono stati tanti e le difficoltà infinite e le speranze si sono perse lungo il cammino.
E oggi il mio magone è diventato una malattia cronica che nessun medico può curare, che non rientra in nessun protocollo clinico, che si alimenta ogni giorno di povertà e di indifferenza.
E a volte penso che anche Milano ha il magone. Un magone diffuso che passa attraverso l’indigenza di tanti, l’incuria dei luoghi, l’ottusità e l’insensibilità di chi ci governa.
(Le riflessioni di Luisa)

Soggettista e sceneggiatrice di fumetti, editore negli anni settanta, autore di libri, racconti e fiabe, fondatore di Associazione onlus per anziani, da dieci anni caporedattore di Milano Post. Interessi: politica, cultura, Arte, Vecchia Milano