La pubblicità che cattura l’attenzione. Spot: con animali è meglio.

Zampe di velluto

La coppia (cane e gatto) si connette, il koala mastica gomme e il Segugio fa il ministro per promuovere un’assicurazione.

Una coppia di simpatici amici -un gatto bellissimo color panna con la mascherina giallo ocra intorno agli occhi azzurro mare e un dolcissimo cane a chiazze bianche e marroni racconta la vita quotidiana della famiglia perfetta. E sempre connessa. «Noi in questa casa abbiamo tutto, cibo in abbondanza e coccole infinite…», dice l’esuberante micio. Poi si rivolge all’amico e chiede: «Perché oggi non parli, mi tieni il muso?», Alle sette in punto rompono le righe, scatta l’ora dell’aperitivo (momento festoso) e i due amici scodinzolando si avviano verso il frigorifero per scegliere il menu. Apparecchiano e si siedono a tavola. Uno spettacolo tenerissimo.

Troppo breve, si avverte subito il desiderio di volerlo rivedere. È l’ultimo spot della Tim in tv da qualche giorno: dietro ci sono Iohn Nolan, uno dei più importanti esperti di Animatronic che ha collaborato con Harry Potter, il regista Rafael Lopez, già vincitore di due Leoni d’oro al Festival della Pubblicità di Cannes; mentre gli effetti speciali sono stati affidati a Framestore, che vanta due Oscar per i film Gravity e La Bussola d’oro. Proprio così, un cast di tutto rispetto. Ma è nulla di fronte ai due attori protagonisti che catturano l’attenzione. Sono i nostri amici pelosetti, entrati nelle nostre case in punta di zampette, che ci emozionano e rendono le ore passate in loro compagnia gioiose, allegre, spensierate. E piene d’amore. Per dirlo con le parole di Arthur Schopenhauer: «Chi non ha avuto un cane non sa cosa significhi essere amato». O per usare quelle di Daniel Pennaco, «Uno crede di portare fuori il cane a fare pipì mezzogiorno e sera. Grave errore: sono i cani che ci invitano due volte al giorno alla meditazione». Basta andare su internet, twitter, facebook e dintorni per accorgersi che le foto e i video più cliccati sono quelli che hanno come protagonisti gli animali. Sarà per questa ragione che la rete britannica Bbc per le Olimpiadi 2016 di Rio ha realizzato uno speciale spot che lei stessa ha definito “TI più grande spettacolo sulla Terra”. Nel video gli atleti sono gli animali della giungla alle prese con gli sport olimpici. Si vedono mentre si allenano nelle diverse discipline. I campioni di tuffi sono i coccodrilli. Anche i signori del marketing hanno capito che il migliore amico dell’uomo è fondamentale per dare successo al proprio spot.

Non solo per i pubblicizzare i croccantini. Come dimenticare il cucciolo di Labrador color champagne che con il rotolo di carta igienica fa il giro di casa. E che dire del più recente Segugio (uno straordinario Weimaraner grigio) nei panni di ministro del Risparmio che tiene una conferenza stampa e incalzato da una giornalista propone una nuova manovra per far risparmiare gli italiani: «Stracciare la vecchia polizza auto e farne una più conveniente su Segugio.it». Buffo anche lo spot di Air Action Vigorsol con protagonista l’affascinante koala instancabile masticatore, che ruba la scena e forse il lavoro a un giovane attore che fa il verso a Fonzie. E poi c’è la casa di automobili Subaru che affida la propria immagine a una famigliola di cagnolini: il papà è al volante, la mamma accanto e dietro i due cuccioli sul seggiolino. L’allegra brigata a bordo dell’auto (da promuovere) si diverte molto, si ferma persino alla stazione di benzina e dialoga con i cani che incontra. Assolutamente da vedere.

DANIELA MASTROMATTEI (Libero)

1 thought on “La pubblicità che cattura l’attenzione. Spot: con animali è meglio.

  1. È ormai chiaro il motivo per cui, perlomeno in paesi in piena regressione economica, sociale e morale come l’Italia, in quasi tutte le pubblicità televisive è presente un cane. Per capire il fenomeno guardiamoci attorno e poi dentro, e poi facciamo un passo indietro. Siamo realisti!
    Oggi l’uomo fatica sempre più a trovare corresponsione affettiva nei propri simili di cui tende a fidarsi sempre meno: lo testimoniano gli impianti di videosorveglianza in crescita e le sempre più ossessive quanto vacue e ridicole leggi sulla privacy che, millantando un paternalistico ed ipocrita controllo assoluto “per fini di sicurezza e di trasparenza”, in realtà stanno facendo incetta delle spoglie umane incasellandone ogni minimo respiro, pensiero, azione, decisione, emozione, movimento. Questa massa infinita di dati, che costituisce il patrimonio comportamentale e decisionale dell’uomo, viene vivisezionata, analizzata, frugata e poi incasellata e sfruttata dagli esperti di un marketing consumista il cui unico scopo è dare il colpo di grazia all’uomo affinché egli pieghi di più la testa e paghi più denaro possibile per comprare prodotti e servizi spesso superflui, inutili e dannosi, stando attento però a non morire troppo in fretta, perché la morte sarebbe una liberazione per lo schiavo; lo schiavo invece deve rimanere incatenato e produrre di più, più a lungo. Andiamo in pensione a 70 anni per essere spremuti meglio e a più lungo.
    Inutile dire che questa spirale infernale farà schiantare prima o poi l’umanità come un aereo avvitato. Se non scoppierà una rivoluzione significherà che il popolo italiano ha imparato a convivere con la morte interiore: ciò è agghiacciante per chi ama la vita ma utile agli economisti.
    Si tratta di un uomo profondamente infelice, frustrato, non più amato come meriterebbe.
    Quando questo brandello umano rincasa, l’unica creatura che ancora lo accoglie con gioia e facendogli le feste è il cane. È l’animale che dà l’ultima speranza all’uomo di sopravvivere, di essere accettato, non giudicato, coccolato, trattato con rispetto e, perché no, con devozione.
    Questa affettività è stata carpita e rubata dagli esperti di marketing che hanno iniziato prima a diffondere la moda dei cani (A Roma un numero pauroso di cani respira smog, rumore, stress e fumo di sigaretta e si nevrotizza penosamente) e poi, una volta spianata la strada, hanno inserito sempre più frequentemente i cani nelle pubblicità.
    In fin dei conti, quando l’uomo vede un cane che gli chiede scodinzolando e con quegli occhioni innocenti di comprare lo smartphone X, l’automobile Y e i pannolini Z, come può resistere?
    Chi, meglio di un cane, può fare da testimonial nel consumismo?
    Chi, meglio di un cane, può risvegliare quella fiducia ormai sopita?
    Sono i cani che ci chiedono di comprare i prodotti pubblicizzati… Loro non lo sanno, perché rimangono cani, ma il marketing ha fatto si che venissero umanizzati. Umanizzare un cane può portare a disumanizzare l’uomo.
    Sono lontani i bei tempi in cui al posto dei cani nelle réclame vedevamo persone abbracciarsi e baciarsi: i sentimenti che ci sarebbero serviti per volerci bene, amarci e ritagliare un angolo di felicità in questa vita dura sono stati esauriti tempo fa.
    E ora questo uomo che ha umanizzato i cani non ne raccoglie gli escrementi dal marciapiede. E guai a sdraiarsi in un parco pubblico: si rischia di ritrovarsi marchiati di marrone. O a discutere con chi si trincera dietro un pitbull: la vigliaccheria trionferebbe.
    Un mio amico ha sentenziato: i cani sono il nuovo psicofarmaco degli italiani. Mai affermazione fu così azzeccata.
    Io aggiungo che stiamo vivendo l’esperimento di Pavlov all’incontrario: Pavlov associò un campanellino alla somministrazione di cibo ad alcuni cani. Dopo alcune ripetizioni, i cani sbavavano al semplice suono del campanellino. non era più necessario aggiungere del cibo.
    Oggi gli uomini di Pavlov reagiscono allo scodinzolare dei cani e vanno a sbavare nei centri commerciali.

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