Boom di turisti: luci e ombre dell’accoglienza in città

Milano

Milano 6 Agosto – – Non è più “un deserto che conosco”, per citare gli Equipe 84 di “Tutta mia la città”, la Milano d’agosto. Ma la meta prediletta di turisti provenienti da ogni parte del mondo. Ieri mattina in piazza Duomo, attorno alle 11, non c’erano solo i piccioni, come 20 anni fa. Ma centinaia di persone in attesa di entrare in Cattedrale, anche con l’ombrello aperto per cercare riparo dal sole. La francese Amandine Baisa, di Montpellier, ormai vicina all’ingresso, racconta di essere in coda da 40 minuti: “Una città che offre molto ai turisti merita una visita prolungata. Con il mio compagno abbiamo deciso di rimanere qui una settimana. Abbiamo anche visitato Venezia ma solo per un giorno”.

In fila c’è anche la giovane Jasmine Bonanni che, pur essendo milanese di nascita, non ha mai visto all’interno la sua chiesa principale: “Sarà la prima volta assieme ad un mio amico francese”, confida. Lui è Alexandre Musi e arriva da Versailles: “Intendo visitare tutte le chiese di Milano. Il luogo che più mi ha lasciato impressionato? Il Santuario di San Bernardino delle Ossa di via Verziere, con le pareti della cappella ricoperte di teschi. Molto perturbante”, racconta.

All’Infopoint del Comune di Galleria Vittorio Emanuele il viavai di turisti è senza sosta. La media giornaliera di presenze durante il mese luglio ha raggiunto quota 1.638. Nessuna flessione ad agosto. Anzi. si è registrato il passaggio di 1.630 turisti. Mercoledì erano 1.750 e il 1° agosto si è registrato un boom con 2.040 persone a caccia di informazioni. Secondo Francesca Betti, originaria di Roma ma trasferitasi da un anno mezzo a Tokio, dietro il successo della città c’è la forza della reputazione: “Nel Sol Levante è più conosciuta Milano che la Capitale, io da romana ci rimango male. Ma i giapponesi adorano la moda e ogni volta che pronunciano Milano sospirano… Un peccato che la Stazione Centrale non offra un bel biglietto da visita. Quando siamo arrivati ieri sera, abbiamo assistito ad una lite furiosa con lancio di bottiglie. In Giappone una scena simile non sarebbe mai accaduta”.

Annuisce il compagno Hiroshi Matsushima che è rimasto impressionato anche dalla bellezza del panorama alle Terrazze del Duomo come delle vetrine scintillanti del Quadrilatero della Moda. Anche al Castello Sforzesco c’è molto movimento. Oman Shah, da Londonderry, Nord dell’Irlanda, è appena uscito dal museo soddisfatto finora per quello che ha visto ma non per quello che ha sentito: “Troppo pochi a Milano coloro che sanno parlare inglese. Nessuno riesce a darmi un’indicazione. Persino il personale dentro i musei. Per fortuna c’è TripAdvisor…”. Sylvain André da Lione si fa un giro all’Accademia di Brera ma senza entrare alla Pinacoteca: “Vorrei vivere la città come se fossi un suo abitante. Mi piace il modo di vivere dei milanesi. Se la prendono comoda nei bar e nei mercati…”. L’idea che la maggior parte degli italiani la considerino una metropoli frenetica lo lascia basito: «Allora Parigi cos’è?” ride.

Annamaria Lazzari (Il Giorno)

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