Milano 27 ottobre – Accorato appello dei pediatri di famiglia ai genitori – In aumento i casi di cyberbullismo e di dipendenza dalla tecnologia tra bambini e adolescenti – Il fenomeno al centro del Convegno nazionale SiMPeF (Sindacato medici pediatri di famiglia)
I ragazzini e gli adolescenti sono sempre più iperconnessi. Lo dicono i dati dell’Osservatorio nazionale adolescenza, che testimoniano come, con il trascorrere degli anni e l’evolversi della tecnologia, si abbassa vertiginosamente l’età di utilizzo. Oggi il 98 per cento dei ragazzi tra i 14 e i 19 anni possiede uno smartphone personale. Il 30 per cento ha avuto modo di utilizzare uno smartphone già a partire dai 18/24 mesi di età e, tra i ragazzini della fascia 11-13 anni, l’età media di utilizzo della tecnologia informatica è scesa di un anno per quanto riguarda l’uso del primo cellulare, l’accesso a internet e l’apertura del primo profilo social che si aggira intorno ai 9 anni, rispetto a 4-5 anni fa.
“Il fenomeno, di per sé non deve preoccupare, sta nella normale evoluzione delle cose”, dice Rinaldo Missaglia, Segretario generale SiMPeF. “Deve cambiare l’attenzione che i genitori dedicano ai propri figli, circa l’accesso alle tecnologie. L’evoluzione tecnologica porta con sé una serie di problematiche e pericoli che hanno come bersaglio i più giovani, facili prede per la naturale ingenuità della età. I genitori devono essere consapevoli che quando il proprio bambino o bambina usa un cellulare o un computer può andare su Internet, accedere alle chat, rischiare incontri potenzialmente pericolosi”.
“Al di là dei problemi di bambini e adolescenti che subiscono abusi, cresce il disagio psicologico che misuriamo nel crescente numero di casi che vediamo nei nostri ambulatori”, aggiunge Monica de Angelis, Direttore scientifico del Dipartimento formazione SiMPeF. “Per questo, abbiamo deciso di dedicare una delle sessioni del convegno al tema cyberbullismo e dipendenza dalla tecnologia. Con l’obiettivo, grazie al supporto dei colleghi psichiatri infantili e agli insegnamenti degli esperti del Compartimento Polizia postale e delle comunicazioni della Polizia di Stato, di inquadrare il fenomeno, conoscerlo meglio per sensibilizzare i genitori che troppo spesso mostrano scarsa consapevolezza di tutto ciò”.
Secondo il recente Rapporto Istat sul bullismo tra i ragazzi e gli adolescenti che usano il cellulare o navigano su Internet, il 5,9 per cento denuncia di avere subìto atti di cyberbullismo, con le ragazze vittime più frequenti: 7,1 per cento rispetto al 4,6 per cento dei ragazzi.
Il cyberbullismo – spiega Giordano Invernizzi, Professore Ordinario di Psichiatria Università degli Studi di Milano e Presidente Centro Mafalda OggiDomani for Children and Adolescents – è il bullismo attuato attraverso la rete, con l’invio di messaggi offensivi, immagini umilianti diffuse via mail, chat o sui social network. Si differenzia dal bullismo tradizionale perché è una prepotenza indiretta, mai faccia a faccia tra vittima e bullo. Può essere potenzialmente più dannoso per la rapidità di diffusione e la possibilità di raggiungere un numero più elevato di spettatori”.
Il fenomeno, come quello della dipendenza da tecnologia, è connaturato al fatto che quella dei millennials è la prima generazione che cresce in una società nella quale è naturale essere sempre connessi.
“Senza entrare nel dettaglio delle singole forme di addiction tecnologica, che vanno dalla social network addiction, una dipendenza da connessione, aggiornamento e controllo del proprio profilo, alla friendship addiction, la spasmodica ricerca di nuove amicizie virtuali, alla dipendenza da videogioco, al vamping ossia il trascorrere numerose ore notturne sui social media a parlare e giocare con gli amici o la fidanzata/o, e a molte altre, si tratta di un problema che riguarda gli adolescenti dai 13 sino ai 20 anni”, dice Cinzia Bressi, Professore Associato di psichiatria Università degli studi di Milano e Vice-Presidente Centro Mafalda OggiDomani for Children and Adolescents. “L’effetto sulle età più precoci dell’uso e dipendenza dal cellulare e dal computer è sottovalutato dai genitori, che spesso inconsapevolmente lo avallano e sostengono. Non solo è dimostrato che non vi sono miglioramenti nelle performance con tali strumenti, ma al contrario esistono elevati rischi di disagio psicologico per una dipendenza che può divenire totale”.
Non vanno dimenticate altre insidie nascoste nel cyberspazio, tra cui il rischio di fidarsi di sconosciuti, scaricare in modo non voluto materiale potenzialmente traumatico, oppure video pornografici, ricevere offerte sessuali, essere guidati verso siti che inneggiano all’autolesionismo o alla violenza e altro. “Secondo Telefono Azzurro i casi di adescamento online sono triplicati in 3 anni, passando dal 4,4 al 14,2 per cento delle segnalazioni ricevute al numero 114 di Emergenza infanzia tra il 2012 e il 2014”, ricorda ancora Bressi. “Ma ciò che è peggio è la sottovalutazione di queste insidie da parte dei genitori; sempre per Telefono Azzurro, un genitore su 2 ritiene improbabile che il proprio bambino, chattando, possa incontrare un pedofilo e nuovamente uno su 2 considera impossibile possa essere esposto a immagini esplicite; addirittura l’88,9 per cento esclude completamente che il proprio figlio possa spogliarsi e mettere propri video o immagini esplicite online”.

Laurea Magistrale in Lettere Moderne. Master in Relazioni Pubbliche.
Diploma ISMEO (lingua e cultura araba). Giornalista. Responsabile rapporti Media relations e con Enti ed Istituzioni presso Vox Idee (agenzia comunicazione integrata) Milano.