Milano 1 Novembre – ATM è una delle migliori aziende di servizi di mobilità locali in Europa. Quindi, probabilmente, al mondo. E tutte le aziende di questo tipo, per restare al passo, devono automatizzare. È un obbligo imposto dall’efficienza. Solo che alcuni settori subiscono male il passaggio. Il settore legale è certamente tra questi. Esempio: giustamente ATM chiede i danni agli automobilisti che lasciano il SUV in sosta vietata, bloccando i mezzi pubblici. È civiltà, giusto? Bene, succede però che, da questo scaturisca un automatismo: tutti gli incidenti che rallentano il passaggio generano una richiesta di risarcimento. Tutti. ATM è efficiente. Talvolta troppo. Riporta Repubblica:
Come nel caso di Annamaria Tammone, la signora di 76 anni che il 3 aprile si ruppe un braccio nel tentativo di salire sul tram 9, all’incrocio fra via Ripamonti e viale Bligny. Atm le chiese 836 euro, accusandola di avere interrotto per 135 minuti il traffico dei tram sulla linea. Una richiesta poi annullata dalla stessa Atm, con tante scuse fatte alla donna anche di persona dal presidente Luca Bianchi. Decisivo fu l’intervento del figlio, l’avvocato Fabio Cesare.
Qui è opportuno dire una cosa, con un cinismo che ATM non si può permettere: a livello squisitamente teorico e formale, la richiesta di risarcimento non è che fosse del tutto infondata. Guardare dove si mettono i piedi e stare attenti è un dovere di chiunque. Però un servizio pubblico ha degli obblighi non scritti. Uno di questi è di evitare situazioni imbarazzanti in tribunale. Per questo la signora ha ricevuto le scuse dell’azienda, la quale, resasi conto che l’automazione stava funzionando non proprio benissimo, ha dovuto andarsi a rivedere 2500 richieste di danni. Repubblica fa sapere che la maggior parte erano fondate. Che poi è come dire che l’imputato ha tenuto a far sapere al giudice che lui, dopotutto, ha lasciato in vita la stragrande maggioranza delle persone che ha incontrato in vita sua. Solo che qualcosa è sfuggita. Tipo questa:
Uno dei casi che gli avvocati di Atm dovranno valutare è quello di un ciclista che il 12 dicembre 2016 scivolò sulle rotaie del tram e sul pavè sconnesso in via Beato Angelico, all’incrocio con viale Argonne. Atm, come nel caso della signora Tammone, gli chiede di risarcire 480,07 euro perché “in seguito a incidente ha determinato l’interruzione del servizio autofilotranviario”. Segue l’indicazione del codice Iban per il saldo dell’importo. Ma lui non ci sta. E lo scorso 7 giugno ha risposto ad Atm con una lettera. “Respingo la vostra immotivata richiesta – si legge – . Sono scivolato e caduto dove le beole, oltre che sconnesse, quando piove diventano molto scivolose, anche a causa delle perdite di olio e scarichi dei veicoli che si fermano e ripartono al semaforo “. L’uomo, che nell’incidente ha riportato ferite “con prognosi di sette giorni più successivi dieci di riposo”, invita Atm a chiedere i danni “al Comune, che non interviene per sostituire una pavimentazione obsoleta e pericolosa”, tanto che “risulta che siano caduti in molti in quel punto”.
Qui ATM ha insistito. A dimostrazione che forse nel meccanismo c’è qualcosa che non funziona. Ad esempio non riuscire a capacitare che criteri che un’azienda privata applicherebbe senza problemi, il pubblico non possa permetterselo. Dopotutto un privato potrebbe accettare di perdere il cliente. Il Comune, che controlla ATM, magari non vuol perdere il voto del ciclista…

Laureato in legge col massimo dei voti, ha iniziato due anni fa la carriera di startupper, con la casa editrice digitale Leo Libri. Attualmente è Presidente di Leotech srls, che ha contribuito a fondare. Si occupa di internazionalizzazione di imprese, marketing e comunicazione,