L’ultima del Comune: mediatori culturali nei quartieri ghetto per integrare gli immigrati.

Milano

Il centrodestra: servono i militari. Nelle periferie, oltre al degrado, è spuntato il terrorismo. 

Milano 20 Novembre –  Polveriere pronte a esplodere. Zone franche dove gli immigrati sono diventati i padroni. Aree della città in cui l’italiano, ormai, è una lingua straniera. Le periferie milanesi sono ridotte così, da San Siro al Gratosoglio, dal Giambellino al Corvetto, per non parlare di Lorenteggio o di Lambrate. E il Pd milanese che fa? Tra i dieci punti principali di “Milano Mondo” ci infila anche quello di creare una «rete di mediatori culturali nei quartieri per favorire l’integrazione e gestire i conflitti». Tanto per intenderci, una ricetta del genere era stata messa nero su bianco quest’estate da Palazzo Marino anche per quanti abitano vicino ai campi rom disseminati per la città, con la ricerca di operatori sociali per «sensibilizzare i cittadini sui temi dell’inclusione sociale».

Ma torniamo all’ultima idea del Comune, lanciata in pompa magna dall’assessore Majorino in apertura degli stati generali dell’immigrazione. Secondo la sinistra, le mille problematiche portate dagli immigrati nelle periferie verrebbero risolte con dei mediatori culturali. Della serie: gli spacciatori nordafricani che tengono in scacco il Corvetto verranno messi in fuga da traduttori maghrebini. Le migliaia di occupazioni abusive nel ghetto islamico di San Siro verranno impedite grazie a qualcuno che spiega agli occupanti stranieri che sfondare la porta di una casa popolare è un reato. E ancora: i pochi italiani che resistono nelle periferie torneranno a uscire di casa senza paura perché sanno di poter contare sull’azione rassicurante dei mediatori culturali. Difficile, per non dire impossibile.

Ieri il sindaco Sala, parlando di immigrazione, ha detto che «i protagonisti del dibattito sono persone che del mondo non sanno niente». Anche le periferie, però, vanno conosciute. E basta farsi un giro nei luoghi sopra elencati e ascoltare la gente che ci abita per capire che il modello dell’accoglienza e dell’integrazione proposto dalla sinistra è miseramente fallito. Esistono decine di comitati di cittadini stufi di dover vivere barricati in casa che chiedono semplicemente più controlli. Più presidi Più sgomberi. Maggiore presenza da parte delle istituzioni. Non di certo mediatori culturali per aiutarli ad accettare gli immigrati, in diversi casi per di più clandestini. Dicevamo del precedente coi campi rom. Che ovviamente non incoraggia, dato che chi abita nei dintorni di baracche e roulotte, nonostante gli operatori sociali, continua a sentirsi a rischio. Perché pregiudicati e delinquenti non spariscono con la parola magica dell’inclusione. Il caso più recente è quello del campo di via Monte Bisbino (al confine con Baranzate). Ma si può chiedere anche ai residenti di via Bonfadini o di via Chiesa Rossa.

«Altri soldi sprecati, perché nel totale silenzio di Majorino e compagni siamo costretti a ricordare che nei giorni scorsi è stata espulsa una ragazza pronta a farsi esplodere (a Gratosoglio, ndr). Abbiamo perso troppo tempo sul tema della necessità di integrazione, ma abbiamo anche superato qualunque limite visto che nelle periferie, oltre a degrado e quant’altro, è spuntato il terrorismo. Prima dei mediatori culturali bisognerebbe rispondere a questo», attacca Alessandro Morelli, capogruppo della Lega in Consiglio comunale. Sulla stessa lunghezza d’onda Marco Bestetti (Fi), presidente del Municipio 7: «E assurdo che si pensi a risolvere problemi giganteschi coi mediatori culturali. Non ce n’è bisogno nemmeno di uno. Se Majorino vuole risolvere i conflitti deve promuovere con prefetto e questore, magari grazie ai militari, delle azioni per riportare alla normalità i quartieri ghetto, tipo San Siro».

Massimo Sanvito (Libero)

Richiedenti asilo alla marcia dei migranti dello scorso maggio

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