Se svegliate il mostro dell’antifascismo militante, risponderete del sangue versato

Attualità

Milano 11 Dicembre – E’ pomeriggio, fa freddo. Se non nevica, poco ci manda. Periferia Sud di Milano, via Stadera. Un gruppo di dieci militanti di Forza Nuova hanno prenotato, e legalmente ottenuto, un banchetto. Si raccolgono firme perché le case popolari vengano assegnate solo agli Italiani. O prima agli Italiani. Tanto ce ne sono sempre troppo poche, la differenza è accademica. In ogni caso, sul posto è presente la Digos. Non si sa mai. Infatti. Dopo un po’ un gruppo di giovani di una supposta rete antifascista, si avvicinano a provocare. Ma falliscono. Forza Nuova ha molti difetti, ma se qualcosa non manca è la disciplina. Allora, in venti contro dieci, i compagni caricano. E, nonostante siano due contro uno, i militanti di Forza Nuova li respingono. Nota a margine, in ossequio al racconto preciso e, va dato atto, rigidamente imparziale, di Repubblica, pare che dei venti aggressori una discreta quantità fossero donne. E pare che, con ammirevole sensibilità di genere, i ragazzi di Forza Nuova si siano rifiutati di discriminarle, colpendo pure loro. Pare, ovviamente, che la cosa creerà scalpore, ma questi sono i piccoli misteri della parità di genere. Vale, ma solo quando conviene a chi parla. Ma torniamo a noi. Resisi conto che due ad uno non era sufficienti, i compagni sono andati a prendere i rinforzi. Arrivando a cinquanta. Ma a quel punto anche la polizia era arrivata, così i compagni, coda tra le gambe, si sono mossi in corteo ad ululare alla neve, che nel frattempo aveva iniziato a fioccare, tutta la propria frustrazione. Sarebbe una notizia da pagine interne del giornale, in un altro momento. Ma oggi è un pericolosissimo campanello d’allarme.

Davanti ad inesistenti ondate nere e fantasiosi pericoli per la democrazia, purtroppo, esiste una quota fisiologica di imbecilli che si prepara. E se lasciato loro tempo sufficiente per farlo, diventano numerosi e pericolosi. E, se non oggi e magari nemmeno domani, di certo dopodomani, prima o poi faranno correre il sangue. La storia degli anni 70 è là a dimostrarlo. Ma anche quella dei black block, con l’epilogo di Genova. Ogni volta che si è data libertà di violenza, poi il fenomeno, lungi dallo spegnersi da solo, è degenerato. Soprattutto quando metti davanti al mirino di questi assetati di sangue dei coetanei. Coetanei che, di certo, non sono agnellini e non sono pecore. È gente che non si sposta se la carichi. E che non indietreggia se la minacci. Sono il bersaglio perfetto. Pronti alla battaglia per definizione, non cedono un metro davanti al nemico. Che finalmente ha un oggetto su cui sfogare quarant’anni di fallimenti.

Ed allora quando evocate le adunanze contro i fascisti, quando ne chiedete l’eliminazione dalla vita pubblica, quando dite che non dovrebbero esistere, sappiate che qualcuno vi prende in parola. Letteralmente. E che se questo qualcuno si sporca le mani di sangue, quel sangue ricadrà su di voi.

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