Milano 13 Marzo – Via Cavezzali, tornata in scena per l’ottimo servizio delle Iene, è conosciuta da tempo come zona franca per lo spaccio, la ricettazione e la prostituzione.
Nadia Toffa documenta nel servizio Il palazzo dove le persone non esistono (Video). la situazione di via Cavezzali 11, a Milano, dove esiste un condominio “zona franca”: l’area è controllata da sentinelle-spacciatori che scrutano attentamente chi scende e chi sale dalle scale.
Gli affitti sono in nero e, a partire da 300 euro circa per appartamento, chiunque può assicurarsi gli alloggi liberi. L’ideale per chi ha qualcosa da nascondere insomma, un posto sicuro. Potenzialmente ideale per un terrorista, ad esempio.
Grazie a un complice che si finge bosniaco senza documenti e ricercato per vicinanza all’Isis, le Iene mostrano come funziona il racket. Nessuna richiesta di documenti e, in cambio di 1.000 euro, gli viene proposto un alloggio malmesso.
Mirko Mazzali, delegato del sindaco Sala per le periferie, intervistato dalle Iene, afferma di conoscere bene la situazione di via Cavezzali, ma afferma di attendere che sia la magistratura “trovare il coraggio” per disporre lo sgombero dello stabile.
Molti però si chiedono perché, vista la situazione di palese pericolo per la comunità, il Comune non ritenga di attivarsi per un provvedimento di esproprio.
Già nel febbraio scorso nello stesso stabile un blitz della polizia. Il Corriere ne dava notizia “La prima segnalazione parlava di armi. Appartamento 615, sesto piano, via Cavezzali 11: quel palazzo in una traversa di via Padova che da anni è al centro di complicate contese amministrative e civili, dove una parte degli appartamenti sono di proprietà, altri in affitto, ambienti dove spesso conducono i fili dello spaccio e della ricettazione, dei furti e della piccola criminalità della zona.
Così i poliziotti sono entrati per una perquisizione nell’appartamento 615 (e in quello accanto), e hanno trovato cocaina (quasi 4 etti), orologi e computer rubati, più un iPhone rapinato e denunciato proprio la sera prima. Tutto era in mano a tre uomini, tutti albanesi, inseriti in quel milieu di ladri e spacciatori balcanici che a gruppi fanno i pendolari per qualche mese su Milano e che proprio in quei quartieri sulle due sponde di via Padova hanno una solida rete di amicizie, contatti, alberghetti d’appoggio, punti d’incontro (tra cui i bar in via Mosso, all’angolo di via Predabissi, sotto i portici di via Padova proprio all’altezza di via Cavezzali). Fissi a guardia dei due appartamenti stavano due grossi pitbull.
L’arresto di Nertil Lako (29 anni), Elvis Bilali (28) e FlorentinosFejezullau (26) rientra in un nuovo protocollo sul quale sta lavorando la questura. Il progetto è stato chiamato «Penelope» e ha l’obiettivo di migliorare il controllo del territorio attraverso un coordinamento e una collaborazione più approfondita tra l’Ufficio prevenzione generale, diretto da Maria JosèFalcicchia, i commissariati di zona e altri reparti della polizia. La chiave del protocollo «Penelope» sta nel rendere più organico il lavoro di analisi sulle segnalazioni (quelle dell’Upg, quelle dei commissariati e quelle che arrivano dai cittadini) e calibrare il meccanismo dei servizi di prevenzione su una scala di priorità che abbia uno sguardo complessivo su tutti i quartieri di Milano. Il progetto risponde all’indicazione primaria di rafforzamento del controllo del territorio che il questore Marcello Cardona ha dato fin dal suo arrivo in città. L’ultimo intervento in via Cavezzali fa parte di una serie di controlli straordinari che negli ultimi tempi hanno toccato le Colonne di San Lorenzo, Lampugnano, le linee dei bus Atm 90-91 e, appunto, le zone tra via Padova e viale Monza.
Milano Post è edito dalla Società Editoriale Nuova Milano Post S.r.l.s , con sede in via Giambellino, 60-20147 Milano.
C.F/P.IVA 9296810964 R.E.A. MI – 2081845