All’Italia serve il presidenzialismo. Cosa ne pensa Di Maio?

Attualità

Caro direttore,

nel suo commento sul Corriere della Sera di mercoledì, Antonio Polito ha osservato come in questa travagliata e singolare gestazione governativa “il premier non conta più nulla”. Giusta osservazione, pessimo segnale. Siamo di colpo precipitati nel gorgo della Prima repubblica: legge elettorale proporzionale, quadro politico frantumato per giunta senza un partito egemone, governi deboli, potere smisurato dei segretari politici sugli esecutivi e presidenti del Consiglio che accettano un programma scritto da altri. L’Italia si trova in condizioni pericolosamente simili a quella della IV Repubblica francese: ingovernabilità, partitocrazia, conflitti e una spolverata di corruzione. Poi, nel ‘58’, arrivò il generale de Gaulle e la Francia divenne la splendida repubblica semipresidenziale che conosciamo. Noi non abbiamo de Gaulle, ma abbiamo ormai maturato la consapevolezza che se trasformassimo in presidenziale o semipresidenziale la nostra forma di governo le cose andrebbero meglio. L’elezione diretta su modello dei sindaci riavvicinerebbe almeno un po’ i cittadini alle istituzioni, il capo del governo avrebbe finalmente quei poteri che hanno quasi tutti i suoi omologhi europei.

Stiamo assistendo in questi giorni alla messa in scena del migliore spot a favore del maggioritario e di una democrazia governante. Con le regole francesi tutto questo non sarebbe accaduto. Niente incertezza, niente compromessi, niente accordi ibridi sulla testa degli elettori, niente presidenti del Consiglio ostaggio dei partiti.

A favore della Repubblica presidenziale si schierò Piero Calamandrei durante la Costituente. “La stabilità – scrisse – è il problema fondamentale della democrazia. Se un regime democratico non riesce a darsi un governo che governi, esso è condannato”. Sarebbe saggio sottrarsi a questa condanna.

Lo spirito del presidenzialismo ha aleggiato su tutti i tentativi riformatori che si sono penosamente arenati durante gli ultimi 35 anni di storia repubblicana. Il presidenzialismo è uno storico cavallo di battaglia del centrodestra, è stato di recente ripreso da Matteo Renzi, se ne torna a parla nei convegni. Il tema c’è. Il tema è uscire dalla palude della Prima repubblica e dar vita a un nuovo ciclo politico colmando quei baratri che hanno inghiottito la Seconda repubblica impedendole di nascere davvero: la delegittimazione reciproca e la debolezza dei premier. Si può procedere alla riforma semipresidenziale per via parlamentare con l’articolo 138, si può eleggere, e sarebbe meglio, un’Assemblea costituente contestualmente alle europee della prossima primavera. Il tema c’è, il tema è evitare gli errori passati e dare un senso nobile a una fase politica sconclusionata. Forza Italia e il centrodestra sono pronti a discuterne, nel dubbio ho depositato un disegno di legge facile facile al Senato così come Stefano Ceccanti ha fatto alla Camera. Sarebbe interessante sapere come la pensa.

Andrea Cangini ( FI )

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