“Il cambiamento travolgerà il mondo dei burocrati e i baroni dell’intellighenzia”. In una intervista a Mario Giordano pubblicata da La Verità, Davide Casaleggio espone il suo pensiero sulla politica e sulla democrazia. .
Ecco alcuni passaggi indicativi.
Nel futuro che lei immagina esiste la democrazia diretta? E si esprime tramite Internet?
«La democrazia partecipativa è già una realtà grazie a Rousseau che per il momento è stato adottato dal Movimento 5 Stelle, ma potrebbe essere adottato in molti altri ambiti. I modelli novecenteschi stanno morendo, dobbiamo immaginare nuove strade e senza dubbio la Rete è uno strumento di partecipazione straordinario. Per questo la cittadinanza digitale deve essere garantita a tutti».
Per cui la democrazia rappresentativa è superata?
«La sfiducia dei cittadini nella classe politica ha radici lontane e lo scollamento tra i palazzi e la vita reale non è una novità. Nonostante questo, per lungo tempo il metodo della rappresentanza è stato il migliore metodo possibile. Oggi però, grazie alla Rete e alle tecnologie, esistono strumenti di partecipazione decisamente più democratici ed efficaci in termini di rappresentatività del volere popolare di qualunque modello di governo novecentesco. Il superamento della democrazia rappresentativa è quindi inevitabile».
Se lei dovesse immaginare una riforma dello Stato, il Parlamento a) ci sarebbe, b) ci sarebbe con meno poteri, c) non ci sarebbe?
«Il Parlamento ci sarebbe e ci sarebbe con il suo primitivo e più alto compito: garantire che il volere dei cittadini venga tradotto in atti concreti e coerenti. Tra qualche lustro è possibile che non sarà più necessario nemmeno in questa forma».
L’immigrazione è una vera emergenza o una paura creata ad arte?
«Quello che conta è la percezione che ne hanno i cittadini che quotidianamente si confrontano con l’immigrazione nelle città, nei paesi e sul territorio».
Ci sono molte polemiche sull’associazione Rousseau di cui è presidente. Quali sono I rapporti tra Associazione Rousseau e Casaleggio Assodati? «L’unico rapporto oggi riguarda la mia persona, dal momento che sono presidente di entrambe».
Anche la sede è la stessa…
«Le persone che collaborano a Rousseau sono distribuite in tutta Italia e qualcuna anche all’estero. Per legge un’associazione deve avere una sede fisica, un indirizzo e un numero di telefono. Quindi formalmente la sede è dove ho l’ufficio, essendone il presidente. Questo è un tipico esempio di quello che dicevo poco fa: la Rete consente a persone che si trovano in luoghi molto distanti tra loro di collaborare a un unico progetto. La legge, però, ci impone di indicare luoghi fisici. Vecchi schemi applicati a nuovi modelli».
Una visione personalissima dell’evolversi della società. Una visione su cui riflettere
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