Anche i rom hanno diritto al reddito di cittadinanza, ecco perchè

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L’ordinanza 95 del 4 maggio 2017 della Consulta ha sancito che “i titolari di protezione sussidiaria hanno diritto al medesimo trattamento riconosciuto al cittadino italiano in materia di assistenza sociale e sanitaria e tale parità è effettivamente riconosciuta dall’ordinamento italiano per tutte le prestazioni”.

Nonostante il vicepremier grillino abbia ribadito la sua posizione a Quarta Repubblica su Rete4, il diritto non è un’opinione. Motivo per il quale, essendo il reddito di cittadinanza una misura di welfare che rientra nell’assistenza sociale come le pensioni di invalidità, allora anche i titolari di protezione sussidiaria, cioè coloro i quali, pur non essendo riconosciuti come rifugiati, sarebbero in pericolo di vita se rimpatriati, dovrebbero beneficiarne.

Se così fosse, ai 10 miliardi (inclusi i 2 per la riforma dei centri per l’impiego) se ne aggiungerebbero almeno 3 previsti per l’introduzione del reddito di cittadinanza.

La Associazione 21 Luglio, nel suo rapporto annuale sulla condizione di rom e sinti, aveva fatto presente in passato che non esistono dati certi sulla composizione etnica della popolazione rom e i numeri sulle presenze complessive in Italia corrispondono a stime che si muovono all’interno di una forbice molto ampia compresa tra le 120.000 e le 180.000 unità. Circa il 50% dei rom sono italiani. Bisogna ricordare che per percepire il reddito di cittadinanza sarà necessario iscriversi ai centri per l’impiego e dimostrare di essersi attivati per la ricerca di un lavoro. Si tratta però di una procedura e di strutture tutte da costruire e avviare.

Di certo dentro la Lega alcuni mal di pancia iniziano a emergere. Se con il reddito di cittadinanza «l’idea è quella di dare soldi alle persone perché se ne stiano sul divano di casa, la sofferenza è assolutamente condivisibile.

“ L’ideale sarebbe usare quello che già abbiamo, la tessera sanitaria con il chip». La scelta della carta elettronica è «perché questi soldi si devono spendere presso gli esercizi commerciali italiani limitando al massimo le spese fuori dall’Italia». Cosi, ha aggiunto Di Maio «avremo un gettito Iva e Pil superiore alle aspettative perché inonderemo le piccole imprese e i commercianti». E’ solo un’ottimistica speranza.

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