I dati inaspettati sono della Regione Lombardia e alcune osservazioni dell’assessore alla sicurezza De Corato al Giornale. Macroscopica la prima impressione: meno migranti ma sempre più bimbi. In quattro anni i minori non accompagnati passati da 2.500 a quasi diecimila. Bambini spediti dai genitori in cerca di un futuro migliore, senza un’identità precisa, spesso senza capacità di spiegazione, negli occhi la paura dell’ignoto. Non è una deportazione, ma un abbandono, fidando nella generosità, sperando che in Lombardia non ci siano ghetti, ma non provengono da Paesi in guerra. In parte spariscono «Non prendiamoci in giro! La stragrande maggioranza di questi ragazzi, tantissimi ganesi e gambiani, o trovano un lavoro in nero oppure finiscono per delinquere, magari spacciando in luoghi come la stazione Centrale». Eppure i bambini sono incolpevoli, la loro è una speranza intatta. Soprattutto si affidano alle persone incontrate, nell’incomunicabilità di una lingua diversa. E il ricordo va a Lesbo, l’inferno di tanti minori.
Per la cronaca, solo il 39 per cento dei migranti che vivono in Lombardia è di religione musulmana (in forte calo rispetto al 2017, quando si attestavano a quota 55 per cento), mentre aumentano i cristiani ortodossi che sono il 18 per cento: nel 2010 erano il 9 per cento, la metà. Inoltre gli irregolari non vengono da Paesi in guerra. I dati dell’Osservatorio Regionale di Polis Lombardia riportano anche le cifre impressionanti di uno studio delle Nazioni Unite. Che rivela come i 5 paesi del Nord Africa che si estendono lungo la fascia che dal Marocco va all’Egitto contano 196 milioni di abitanti, 43 in più rispetto a quelli di tutta l’Europa del sud sommati insieme.