Caso Saviano – Battisti e la firma ritirata, l’eccellente alunno dei cattivi maestri

Attualità

L’11 febbraio 2004 sul sito online di Carmilla – la rivista di cui è direttore editoriale Valerio Evangelisti- esce l’appello per «la liberazione dello scrittore Cesare Battisti» arrestato il giorno prima in Francia, dove era rifugiato da quattordici anni. L’appello fu siglato in meno di una settimana da millecinquecento persone. Scrittori, poeti, registi, banchieri, impiegati, studenti, politici e professori universitari: da Wu Ming a Vauro, da Giorgio Agamben a Giuseppe Genna. Tra loro un ventiquattrenne napoletano, Roberto Saviano.
“Mi segnalano la mia firma – dice in seguito – in un appello per Cesare Battisti (…) Finita lì per chissà quali strade del web e alla fine di chissà quali discussioni di quel periodo. Qualcuno mi mostra quel testo, lo leggo, vedo la mia firma e dico: non so abbastanza di questa vicenda (…) Chiedo quindi a Carmilla di togliere il mio nome, per rispetto a tutte le vittime».
Il direttore del periodico, Evangelisti commenta: «Quando Saviano ha firmato quell’ appello era un perfetto sconosciuto, nessuno gli ha fatto caso, nemmeno noi”.
La notizia del dietro front di Roberto Saviano compare sul Corriere della Sera  il 25 gennaio del 2009.
Da tre anni Saviano è una star con il libro Gomorra.
Ma nel 2004, quando la sua firma è “finita lì per chissà quali strade del web” è un giovane cronista di provincia, collaboratore tra gli altri del Manifesto, in cerca di notorietà, la febbre epidemica nel giornalismo  post-Mani Pulite, quando con l’inchiesta milanese i “cronisti della giudiziaria” – fino a quel momento da decenni ai margini della professione, relegati a “farsi le ossa” in strada, in questura, nei tribunali cavandosela con le “veline” (da cui “velinari”) – assurgono alla ribalta mediatica, tra i protagonisti del giornalismo nazionale televisivo e cartaceo, oltre che nelle classifiche di vendita degli editori.
Il giovane ha fiuto e si infila nella sottoscrizione dell’appello nella speranza di “farsi notare”.
Infine lo si nota. Per Gomorra. Ma a quel punto quella firma e quell’appello diventano imbarazzanti, per lui come per molti altri.
Nell’appello a favore di Battisti si legge testualemte un refrain della gauche caviar vestita di stracci di cashmir: “C’è chi ha interesse a che una voce come quella di Cesare Battisti venga tacitata per sempre. Chi, per esempio, contribuì alle tragedie degli anni ’70 militando nelle file neofasciste o in quelle di organizzazioni — clandestine quanto i Proletari armati per il comunismo – chiamate Gladio o Loggia P2, e sospettate di un numero impressionante di crimini. Chi fa oggi della xenofobia la propria bandiera. In una parola, una gran parte del governo italiano attuale”. (Berlusconi-Lega, ovviamente).

In una settimana, 1500 firme!

Un giorno del 1990 l’ex Procuratore Generale di Milano, Adolfo Beria d’Argentine, mi disse – a proposito di un pezzo sull’Avanti! in cui, intervistato, confermava la propria convinzione che il volantino di Marco Barbone non fosse farina del suo sacco ma di altri intellettuali e giornalisti ben al di sopra delle sue capacità di scrittura e di possibilità di informazione su Walter Tobagi, che “la cupola sopra le Brigate rosse e il terrorismo non è venuta alla luce e probabilmente non ne verrà mai. Si tratta di dirigenti d’azienda, alti professionisti, persino di un direttore di grande giornale. Questi resteranno sempre nell’ombra e nessuno saprà mai chi sono”. Ovviamente mi chiese di non trascrivere sull’Avanti! questa dichiarazione che, tuttavia, ho riferito al direttore e a Craxi.
Questa è la scuola dove è cresciuto Saviano.

Per concludere. L’essenziale di questo governo, al di là delle specifiche o discutibili scelte che compie, è nella sua natura elettorale. Gli italiani, giunti alla soglia del 50 per cento di astensione, l’hanno superata votando “scheda nulla”. Hanno in gran parte colmato il divario tra i precedenti risultati, con scarsa partecipazione, e l’alta affluenza del 4 marzo annullando la scheda con il giallo e con il verde. Hanno cioè annullato il bipolarismo nato dalla falsa rivoluzione di falsi rivoluzionari, cattivi maestri di eccellenti alunni come Roberto Saviano.
E con la fine della seconda repubblica, dopo oltre 25 anni, ecco che si riesce ad ottenere la cattura del “latitante” Cesare Battisti, un pesce ormai senz’acqua.

Post di Stefano Carluccio

1 thought on “Caso Saviano – Battisti e la firma ritirata, l’eccellente alunno dei cattivi maestri

  1. Non ci potevamo aspettare niente di diverso da chi ha simpatie ideologiche! E non credo sia finita qui! Quando in una settimana si raccolgono 1.500 firme a favore della scarcerazione di un assassino che ha perpetrato e consumato una strage di 4 persone fa riflettere! Paese strano l’Italia dove i criminali vengono osannati e difesi, dove si dovrebbe murarli vivi e gettare la chiave, anzi non programmarla proprio la chiave!

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