Il nuovo presidente è Christian Solinas
Con un’affluenza al voto del 53%, le elezioni sono vinte dal centro-destra che supera il 51%, seguito dal centro-sinistra (30%) e dai 5 stelle che non riescono ad arrivare al 10%.
Cominciate alle 7 del mattino, le operazioni di scrutinio dei voti sono procedute molto a rilento.
Il nuovo presidente della regione Sardegna è Christian Solinas con il 47,8% del totale delle preferenze, già eletto senatore alle scorse politiche. Per la Lega, questa è la prima partecipazione alle regionali dell’isola e per la prima volta, esprime il presidente in una regione che non fa parte del Nord-Italia. Per questi motivi ha optato per un’alleanza strategica con il partito sardo d’azione, del quale Solinas è segretario.
Stabili gli alleati, Forza Italia (8%) e Fratelli d’Italia (4,8%). Un grande risultato anche per le varie liste civiche, molte delle quali riconducibili a Forza Italia, tra cui UDC (3,7%) e Sardegna20 (4%).
Pur considerando la somma dei voti tra Lega (11,4%) e partito d’azione (9,8%), si nota che il risultato è vincente ma non esplode. Come in Abruzzo, la Lega dimostra di non essere autosufficiente e di non poter fare a meno degli alleati di centro-destra come invece vorrebbe Salvini, desideroso di fagocitare definitivamente l’elettorato berlusconiano. E non lo sarebbe nemmeno in alleanza con i 5 stelle, ormai in caduta libera. L’imbarazzo di Matteo Salvini è evidente: dinnanzi a quest’ennesima disfatta dei grillini, continua a rassicurare che il governo durerà 5 anni. Tuttavia, a meno che il leader della Lega non sia affetto da masochistici istinti (tendenzialmente escluso da tutti noi), gli toccherà prima o poi tornare fra le braccia del Cavaliere e di rifondare quel centro-destra nazionale con la sua leadership, interrompendo quella parentesi a 5 stelle giunta forse all’epilogo. Egli infatti si ritrova al governo in netta minoranzacon il 17% dei seggi (pur incassando voti a go-go in qualunque competizione elettorale ed essendo nei sondaggi quotato al 32%), insieme ai 5 stelle che ne detengono il 33 seppur in caduta libera definitiva. Nonostante sia palese che i rapporti di forza si siano invertiti, tale quadro implica un normale assoggettamento di Salvini nei confronti diLuigi Di Maio, così come è stato sin ora specialmente a riguardo dei temi economici, decisamente i più importanti nella politica. Se ciò rientra tra le volontà di Salvini sarebbe confermata la tesi iniziale. Ma c‘è di più: fin ora gli elettori hanno riversato il loro malcontento del governo nei confronti dei 5 stelle, con evidenti batoste elettorali. Ma se la situazione perdura a lungo essi si rivarranno anche su Salvini. L’epoca della luna di miele tra elettori e governo è ormai tramontata.
Il candidato del centro-sinistra Massimo Zedda perde dignitosamente, fermandosi al 33% delle preferenze. Il PD, anche a queste elezioni come in Abruzzo, decide di mettere in campo una grande alleanza territoriale, subendo comunque una sconfitta, ma mai paragonabile a quella delle politiche.
Sono i 5 stelle a naufragare, essendo passati dal 42,5% delle scorse politiche in Sardegna al 9,7%, il che pone anche importanti problematiche a livello nazionale, gravi malumori all’interno del Movimento che in meno di un anno ha bruciato oltre la metà dei suoi voti, dubbi sulla leadership di Luigi di Maio (si vocifera da più parti la volontà di una sua rimozione). I grillini continuano a perdere valanghe di voti e questo si sta vedendo ad ogni tornata elettorale, oltre che dai sondaggi. Quest’ultima elezione sembra segnare il tracollo definitivo, nessuno infatti si sarebbe aspettato un risultato così in basso, anche il candidato presidente Francesco Desogus supera in termini di preferenze il Movimento, piazzandosi all’11,2%.
Quel 33% di consensi ottenuto alle politiche del 2018 sembra già dopo un anno, soltanto un bel ricordo. Quel che era il primo partito italiano, in Sardegna si colloca in quarta posizione, dopo PD, Lega e Partito Sardo d’Azione.
Andrea Curcio
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