Ascoltiamo il pianto sommesso di Parigi per ricostruire il simbolo della storia francese ed europea, uniti, senza egoismi

Esteri

Parigi abbraccia la sua Notre Dame con un pianto sommesso, al di là delle transenne di sicurezza e guarda morire nel fuoco il simbolo di una Francia che ha attraversato epoche gloriose, rappresentato la voglia di rinascita, la forza di denunciare al mondo la cultura europea. Guarda e si commuove, cristiani e non, ognuno con la sua sensibilità, con i pensieri che si accavallano, con la speranza che si possa ricostruire. Uniti, finalmente uniti, senza divisioni sociali. E Notre Dame brucia. E le fiamme diventano un ammonimento, una scossa per le coscienze, anche per un’Europa, che sembra al tramonto, decadente, stanca. Al pianto del cuore si sostituisce il canto corale, una preghiera, un’invocazione. Anche l’Europa è lì  a considerare la distanza abissale tra la politica contemporanea irrisolta e i grandi ideali fondanti. Notre Dame non vuole morire, si impone, salva la struttura, ma ancora si può realizzare una forma di civiltà che superi il tempo, che sia esempio e riferimento? La devastazione si ferma, solo qualche fiamma illumina il cielo e Macron, con la voce rotta dall’emozione, davanti al disastro compiuto, parla alla Nazione “Abbiamo evitato il peggio grazie al coraggio dei pompieri, abbiamo salvato la struttura, la facciata”. Poi ha concluso: “La ricostruiremo, tutti insieme, è quello che i francesi si aspettano, che la nostra storia merita”. Uniti, il segreto della rinascita. Uniti anche nel ripensare ad un’Europa morente che necessariamente deve ritrovare slancio e vitalità. Senza egoismi sterili. Notre Dame ricostruita sarà là a guardare.

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