Ieri non è stata una giornata facile, né emotivamente né politicamente. Essere garantisti non esonera dalle risposte emotive, né rende dei robot. Quando la mattina abbiamo letto i giornali abbiamo capito che non sarebbe stata una giornata come le altre. E più le ore passavano, più diventava difficile far finta di nulla. La sera è arrivata e al crescere delle ombre il peso è andato aumentando. Poi, al Teatro Dal Verme, è successo qualcosa.
Sono entrate le prime persone a riempire la sala. Il tema era abbracciare virtualmente un Berlusconi appena dimesso dall’ospedale. Era. Ovviamente nulla di tutto questo poteva durare. Esistevano solo due vie percorribili: darsi al lutto o guardare. L’Eurodeputato Salini, organizzatore della serata, ha scelto la seconda. Ed il popolo di Forza Italia ha risposto presente. Erano anni che per un evento politico non si vedevano quasi mille persone. Ed erano anni che la grande galassia dei moderati non era così unita. L’unica cosa che mancava era un manifesto. Un manifesto di valori.
Martedì è successo questo. Laici e cattolici sul palco. Da Sapelli a Sallusti come relatori. Passando per suor Monia e Gozzi, presidente di Federacciai. Brevi interventi e grande sostanza. Salini nel ruolo di provocatore, non riducibile a presentatore, a presentare una visione del mondo cattolica, liberale ed autenticamente rivoluzionaria nel panorama attuale: la competenza e la politica unite nella lotta ad improvvisazione e tecnocrazia. Idee e passione, senza nascondersi i problemi. Anzi, affrontandoli. Chiedendo ai nostri elettori, ai nostri mentori, ai nostri riferimenti perché non sentano più il partito come uno specchio che li riflette, ma un tromp d’oeil che li sfigura.
La seconda parte è stata il momento di rottura. A fare le domande tre giovani, due donne ed un uomo, militanti, appassionati, delusi, che rifiutano di arrendersi, ad interrogare l’eurodeputato. Un dibattito serrato e senza sconti. In cui Deborah Latorre (segretaria in pectore di Forza Italia Giovani), Ludovico Seppilli (giovane libero professionista e consigliere comunale) e Deborah Giovanati (assessore Municipio 9) hanno chiesto, in sintesi, chiesto come abbiamo ad arrivare fin qui. E come uscirne e ripartire.
La risposta l’hanno data congiuntamente Salini e Gelmini alla fine: ripartendo da noi stessi. Dalle radici che ci legano alla terra ed alle fronde che ci proiettano verso il cielo. Dalla passione per quello che abbiamo costruito e dal desiderio bruciare di non smettere di farlo. Dalla competenza che ci rende adatti al compito, alla genuina passione per la cosa pubblica che evita l’aridità del professore al potere. La serata si è conclusa con un popolo che forse è stato ferito, ma è vivo, non intende desistere dalla lotta. E tanto basta, per una giornata iniziata male, ma finita con la luce della speranza che illumina l’orizzonte.

Laureato in legge col massimo dei voti, ha iniziato due anni fa la carriera di startupper, con la casa editrice digitale Leo Libri. Attualmente è Presidente di Leotech srls, che ha contribuito a fondare. Si occupa di internazionalizzazione di imprese, marketing e comunicazione,