Trovate i sinonimi che volete, ma quella puzza di fogna che ieri ha abbracciato le periferie di Milano è la manifestazione olfattiva di una Milano in decomposizione. Le cause non sono ancora state precisate, quella più probabile è che si tratti di un liquido versato nella rete fognaria. I vigili del fuoco escludono che si tratti di gas. Ma la puzza si è estesa, con la violenza nauseabonda di un’aria insana, insopportabile. Ma al di là dell’odioso episodio, c’è la fantasia e neppure troppo immaginifica, che pensa sia un segnale forte di una città che non vuole morire di puzze multietniche, che si ribella alla sporcizia devastante. Un segnale, insomma, di ribellione, di una periferia che non ci sta ad essere sempre dimenticata. So perfettamente che quell’ipotetico liquame inserito nella rete fognaria ha cause forse anche occasionali, ma se fosse opera di qualcuno che vuole dire “alt”, adesso ascoltate, verificate, prestate attenzione? Comunque sia, soprattutto in periferia, l’odore del degrado è un puzzle i cui tasselli aumentano ogni giorno, come di pari passo aumenta lo sconcerto dei residenti. E non è fantascienza, ma realtà.

Soggettista e sceneggiatrice di fumetti, editore negli anni settanta, autore di libri, racconti e fiabe, fondatore di Associazione onlus per anziani, da dieci anni caporedattore di Milano Post. Interessi: politica, cultura, Arte, Vecchia Milano