I grattacieli di Milano svettano con sicurezza, simboli di un mondo produttivo che viene da lontano, incontro di un futuro globalizzato, territorio di privilegi voluti e coltivati. Grattacieli verticali e imponenti per sfidare il tempo, per affermare una centralità di interessi e di commercio. E, forse, Milano meritava anche questa dimensione visiva per illustrare la sua genialità. E’ la Milano di Sala, quella che connota meglio la visione della città per un sindaco “distratto” e miope. Ma oggi svetta, più alta dei grattacieli, una crisi umanitaria che riscopre la solidarietà, i rapporti, la voce di chi ti vuol bene. E oggi Sala che se ne fa dei grattacieli che aspettano il risolversi della crisi? La centralità dell’uomo, dei suoi bisogni, della cura per migliorare il quotidiano, ci sono sempre state, anche nelle trascurate periferie. Il coronavirus è un pericolo per tutti, democratico, senza eccezioni, ma sicuramente la vita continua. L’errore di Sala è di aver identificato il mondo di CityLife con la vera identità di Milano che è città dello scambio positivo, della condivisione con pari diritti, della solidarietà. Oggi i grattacieli offrono un biglietto da visita riduttivo, sono testimoni che al di là di una piazza Gae Aulenti senza vita, c’è il pulsare dei tanti che faranno rinascere con fatica, questa forte e indomita città. Ed è questa l’anima di Milano.

Soggettista e sceneggiatrice di fumetti, editore negli anni settanta, autore di libri, racconti e fiabe, fondatore di Associazione onlus per anziani, da dieci anni caporedattore di Milano Post. Interessi: politica, cultura, Arte, Vecchia Milano