Milano è gravida d’attesa. È una città paziente, è l’obbediente che non accampa scuse. Non intona lamenti e non chiede un miraggio per la scadenza, o il limite massimo per la pregnanza. Milano ha messo un limite ai suoi passi, per benefica lentezza, e ai semafori nessuno balla più la quadriglia.
Ciò che è invalidante è l’idea di una sospensione perpetuabile. Si ha una visione compromessa dei progetti, degli impegni, delle possibilità. La programmazione di tutto è diventata precaria ed è ridimensionata al passaggio della “settimana entrante”; oltre non si può ipotizzare. Non ci sono proiezioni rassicuranti o dati certi.
Discorsi sull’incalcolabilità della vita a parte, in questo momento si vive come incapsulati in una pesante macchina rotante che tenta diverse rotte senza neppure l’ipotesi di una meta. Ci si sente avviluppati in una dimensione asfittica che riduce tutte le visioni futuribili. Nessuno può prevedere gli scenari.
Costretti, di settimana in settimana, con l’orecchio teso alle ordinanze e alle incongruenze, dentro un garbuglio di notizie (tra lo spazieggiare di bufale e di inesattezze), negli intervalli bianchi della stampa cerchiamo di orientarci e consolarci in alcune verità.
Lo smog è diminuito e i pastai hanno concluso con successo una non programmata indagine di mercato: agli italiani piace la pasta rigata. Fa rabbia il disorientamento. È lo sconfinamento per la desolazione. Ciò non ha affinità col panico, ma con quel senso di frustrazione legato all’impossibilità di agire e alla capacità di sopportazione (del passivo) sotto la spinta dei nostri bisogni.
Manca la fiducia perché mancano le risposte e una fermezza mediatica. Tutto scivola via, perde di affidabilità, concretezza, fattibilità. È tutto fallibile. Due cose ansiosamente desidera il popolo: e non sono più panem et circenses ma la ripresa e la sopravvivenza (per tutti) alla crisi dei prossimi mesi.
Appuntamenti annullati, scadenze non più rispettate; la scusa ormai è un virus. Il lavoro è fermo in ogni settore. Un esempio in ambito culturale: gli spettacoli teatrali sono stati annullati, in attesa di eventuali nuove date. Qualche ufficio stampa rilancia inviti per fine aprile ma è già un secondo rinvio.
Ci ritroveremo nei crocevia cittadini, ai piedi delle croci stazionali (quelle della cosiddetta “peste di San Carlo”, che colpì Milano e dintorni dal 1576 al 1577) a celebrare cantanti musicisti attori poeti e scrittori e, dalle finestre chiuse della quarantena, qualcuno dirà che la storia si ripete.
- Blog Luisella Pescatori Editor, scrittrice, ghostwriter e direttore editoriale
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