La ricetta “Tutte le città erano pensate per essere il centro di flussi che arrivavano da fuori. Questa nuova crisi apre invece un nuovo orizzonte: fare progetti che rivitalizzino il fuori, i centri dell’hinterland.” Innovazione e periferie
Marco Grumo, docente di Economia aziendale, Contabilità e Bilancio all’Università Cattolica di Milano e Brescia, parlando delle sfide che ci attendono nei prossimi mesi. Dalla riprogettazione del lavoro a quella degli spazi urbani, molte aspetti della nostra vita sono destinati a cambiare. E’ stato intervistato da Avvenire e da studioso ha risposto con una visione del futuro forse difficile, ma possibile. A proposito di periferie osserva “…C’è insomma una tendenza dei territori ad attivarsi e a collaborare con la città, e può essere l’occasione per riqualificare attività e servizi. Ricordo che la nostra è una storia di territorialità, prima ancora che di metropoli. Ma le nostre storie lombarde erano legate al territorio: scuole locali, parrocchie, oratori, cooperative, casse rurali, circoli vari… poi è successo che abbiamo adottato il modello industriale che ha fatto convergere tutto verso il centro, svuotando i territori circostanti. Adesso che non possiamo fare assembramenti, potrebbe essere l’occasione di ripensare questi territori: con la differenza che prima erano più isolati, mentre oggi ci si può vivere in modo più connesso.”
La ripartenza? “Assisteremo ad una grande trasformazione, perché lo smartworking sta già portando meno gente in giro, per non parlare dei turisti. I flussi dalle periferie saranno più contingentati, come pure all’interno della città, con meno studenti e lavoratori. Sintetizzando: più logistica delle merci e meno delle persone.” Sul trasporto pubblico “ Avremo sicuramente una minore densità di passeggeri a bordo, meno volumi e una maggiore equidistribuzione delle persone lungo la giornata lavorativa. …Serve un nuovo modello che tenga insieme economia e sicurezza: non potremo chiedere finanziamenti senza scadenza, e non potremo neanche aumentare troppo i prezzi, perché molte persone rischiano di perdere il lavoro e non hanno la stessa capacità di spesa di prima.” …Per il docente, “la fase emergenziale potrà offrire lo spunto per riqualificare attività e servizi dei territori circostanti, ora che gli spostamenti da fuori verso il centro della metropoli sono calati in maniera drastica ritengo quindi che lo smartworking potrà trovare un suo spazio non soltanto in una logica emergenziale”
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