Parla Berlusconi “Dilettantismo del Governo, crisi dell’imprenditoria, rapporti con l’Europa”

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L’economia in bilico, le proteste degli imprenditori, un Governo lontano anni luce dalle realtà drammatiche del mondo imprenditoriale, sono i temi che vengono studiati e discussi con grande preoccupazione. Silvio Berlusconi imprenditore e politico, fa alcune riflessioni in un’intervista a Senaldi, direttore di Libero. Con amarezza, consapevolezza di ciò che si dovrebbe fare e quell’umanità istintiva che ha attraversato la sua vita. Le idee sono chiare «Se lo Stato non starà vicino alle aziende, ci saranno altri suicidi. Giusto che chi prende il reddito di cittadinanza si renda utile e vada a lavorare nei campi. L’ideologia della sinistra fa danni. Non si governa un Paese in emergenza con il dilettantismo» Questa la sintesi, ma le considerazioni sono molteplici “Purtroppo ricevo anche molte cattive notizie, soprattutto da conoscenti in grande difficoltà: persone che hanno perso il lavoro, professionisti, commercianti e imprenditori che pensano addirittura di chiudere…Mi ha riempito il cuore di dolore e di angoscia la notizia dell’imprenditore napoletano suicida, per lui, i suoi familiari e i suoi collaboratori. Per un imprenditore l’azienda non è solo una fonte di reddito, è una ragione di vita, è il frutto dei sacrifici, dell’impegno, della dedizione appassionata sua e della sua famiglia nelle generazioni. Un vero imprenditore sa del resto che i dipendenti, io preferisco chiamarli collaboratori, sono il patrimonio più prezioso di un’azienda: sono compagni di strada con i quali si lavora ogni giorno per realizzare prodotti o servizi di qualità. Chiudere l’azienda, lasciare a casa i collaboratori, per molti significa tradire la propria missione. Essere costretti a farlo non per propria colpa, ma per un evento sfortunato esterno, rappresenta la più amara delle ingiustizie…Da imprenditore, la capisco perfettamente. Per questo lo Stato ci deve essere, in una situazione come questa deve farsi sentire al fianco delle imprese. Se questo non accadrà, tragedie come quella di Napoli e la tragedia parallela di tanti padri e madri di famiglia lasciati a casa non saranno colpa del virus, ma dei ritardi e delle omissioni di chi avrebbe dovuto intervenire». Cosa non sta facendo il governo per l’economia? chiede Senaldi «L’economia, oltre a meno tasse e meno burocrazia, ha bisogno di una serie immediata di interventi che immettano liquidità nel sistema: contributi a fondo perduto e prestiti agevolati e garantiti per le aziende e le persone in difficoltà, incentivi fiscali, pagamento immediato dei debiti della Pubblica Amministrazione, sospensione delle scadenze tributarie, condizioni agevolate per risolvere le pendenze con il fisco. Il governo finora è stato sempre in ritardo e ha fatto troppo poco. Adesso non è il momento delle polemiche, ma spero che da qui in avanti vengano presi finalmente in considerazione i contributi costruttivi dell’opposizione…. Il governo delle quattro sinistre è lontanissimo direi antitetico rispetto alla nostra visione liberale e cristiana, ai nostri valori, ai nostri programmi. È anche un governo manchevole sul piano delle competenze e dell’esperienza, non scelto dagli elettori e non rappresentativo della maggioranza degli italiani. Ma è il governo in carica, e nell’emergenza dobbiamo offrire il nostro contributo al governo che c’è. Per la ricostruzione tuttavia occorre cambiare strada: guai se come vorrebbe la sinistra si prendesse a pretesto l’emergenza per un nuovo statalismo, nuove nazionalizzazioni, un ruolo dirigista dello Stato nell’economia. Quando sento esponenti di primo piano del Pd teorizzare che lo Stato debba entrare nella gestione delle aziende private che vengono aiutate, mi preoccupo davvero. L’emergenza sta dimostrando che non si governa un grande Paese, in un momento drammatico, con il dilettantismo, con la retorica dell'”uno vale uno”, con persone che non hanno mai amministrato nulla e non hanno mai praticato un lavoro serio in vita loro. Ci vuole esperienza di vita, di lavoro, di impresa, di mercato, di governo. Quella che noi offriamo, e che manca ai Cinque Stelle e per gran parte al governo Conte».   Le responsabilità? «Certamente si è atteso troppo a rispondere. In parte ciò dipende dal colpevole ritardo con cui il governo cinese e anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità hanno diffuso notizie attendibili, si sono perse settimane preziose. Ma altrettante ne abbiamo perse per la retorica di una certa sinistra: quando le regioni del Nord chiedevano la quarantena non per i cinesi, ma per chi avesse viaggiato in Cina, si è parlato addirittura di razzismo. Come se il problema fosse il razzismo e non il virus che cominciava a circolare».  E «La maggioranza è così piena di contraddizioni da non poter fare altro. Ma questa non è una buona notizia per l’Italia. Anche perché i tecnici servono, eccome. E vanno ascoltati non solo quando fanno comodo. Ma dev’essere la politica a fare la sintesi». Da europeista riflette «Sarebbe ingeneroso dire che di fronte a quest’emergenza l’Eu«Settant’anni fa, il 9 maggio 1950, Robert Schuman pronunciava il famoso discorso nel quale per la prima volta si delineava l’idea di una unione economica e in prospettiva anche politica dell’Europa. Schuman, con Adenauer e De Gasperi, è uno degli statisti cattolico-liberali ai quali si deve l’idea d’Europa nella quale anch’io credo profondamente. Un’Europa solidale, basata sui valori comuni della civiltà occidentale. Un’Europa che fa molta fatica ad affermarsi . Nonostante alcune difficoltà iniziali, oggi l’Europa sta mettendo in campo, grazie anche al nostro lavoro, risorse fondamentali soprattutto a favore degli Stati più deboli come l’Italia. Dal fondo Sure per la cassa integrazione, agli stanziamenti della Bei, al Mes senza condizioni. Per non parlare della garanzia della Bce sul debito pubblico dei Paesi in difficoltà. Naturalmente è decisivo quello che accadrà con la Recovery Initiative, che dovrà essere adeguata e comprendere una quota importante di finanziamenti a fondo perduto. L’Europa oggi per noi, fra garanzie, prestiti, investimenti e contributi a fondo perduto significa centinaia di miliardi di euro. Non possiamo certo immaginare di fame a meno, come forse è negli intendimenti di una parte dei Cinque Stelle».

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