Le mie parole strumentalizzate. Non si infangano gli avversari politici, si rispetti l’impegno politico di tutti

Milano
Vi racconto quello che mi è successo perché spiega bene lo spirito elitario dell’attuale sinistra e la sua distanza dal popolo.
Sono un Consigliere del Municipio 9 di Forza Italia dal 2016. Prima sono stato operaio metalmeccanico, quindi anche delegato sindacale Cgil dei metalmeccanici. Ho interrotto anni fa queste attività perché sono stato colpito da una rara malattia linfatica che mi rende difficile camminare, essere autonomo e anche esprimermi in scioltezza: in poche parole sono invalido.
La mia formazione è quella di un uomo che da giovane è dovuto emigrare dalla sua terra, la Sicilia, per trovare lavoro. Certo non mi esprimo come un docente universitario o un avvocato, ma ho sempre pensato che a tutti potesse essere consentito di far politica, a prescindere dai titoli di studio e dal curriculum. Ringrazio Forza Italia, che essendo un partito popolare, mi ha sempre consentito di far politica e di partecipare democraticamente alla gestione di un ente locale.
Nei giorni scorsi, mentre intervenivo in varie commissioni consiliari, il Capogruppo del PD del  mio municipio Stefano Indovino, mi ha più volte rinfacciato di esprimermi male e mi ha francamente preso in giro.
In conseguenza di ciò durante un intervenuto in Consiglio di Municipio, dopo l’ennesimo strumentale intervento di Indovino, in un discorso concitato, fra le altre cose ho detto  ” Quest’anno vi farò passare anch’io dei brutti momenti”.
Il contesto dove ho pronunciato la frase, la mia condizione di invalido, la conoscenza della mia storia personale da parte di colleghi con cui ci confrontiamo quotidianamente, sono tutti elementi che avrebbero dovuto far escludere che la mia frase fosse una minaccia di stampo mafioso.
Si trattava della mia reazione, intendevo dire che,”politicamente”, anch’io sarei stato capace di metterli alle corde.
Purtroppo il collega Indovino ha invece imbastito una campagna su alcuni giornali e sui social in cui mi accusa di avergli rivolto delle minacce. Sui social sono stato accusato di ogni nefandezza, l’equazione siciliano uguale mafioso era una delle più frequenti.
Queste accuse mi feriscono molto. Tutti conoscono il mio impegno nel mio quartiere, nella mia parrocchia. Vivo in un grande condominio, dove vivono anche importanti esponenti della amministrazione comunale, fossi un pericoloso mafioso certamente se ne sarebbero accorti e avrebbero segnalato la cosa prima di tutto ai loro figli che da piccoli giocavano coi miei.
Mi dispiace questo imbarbarimento della politica per cui si appioppa un’accusa infamante a un avversario per delegittimarlo. Per avere un po di visibilità sui social si getta fango su un collega di parte avversa.
Rimpiango la sinistra che stava a fianco delle persone umili, che sapeva emancipare i lavoratori coinvolgendoli nella politica e nel sindacato. Rimpiango i compagni che mai avrebbero fatto ironia su chi si esprime in maniera magari un po sgrammaticata ma sempre con spirito democratico e nell’interesse del nostro Municipio.
Spero che queste mie righe possano ristabilire la realtà dei fatti. E spero che il confronto con il collega del PD torni a essere politico.
Maurizio Michele La Loggia
Consigliere di Forza Italia al Municipio 9

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