“Nel nostro Corano c’è scritto che se una smette di essere musulmana, deve essere sepolta viva con la testa fuori dalla terra e poi uccisa con lancio di sassi contro la testa– ha spiegato il 16enne- In Pakistan viene fatto. Nel Corano è scritto così, ma io non l’ho mai visto. Tutti i miei parenti mi raccontano queste cose“. Così spiega il fratello minore di Saman Abbas rafforzando il sospetto degli inquirenti, convinti che Saman sia stata uccisa dallo zio DanishHasnain. Non lapidazione, ma uno strangolamento immediato, dopo una decisione senza via di scampo. Saman muore e le belle anime di sinistra non hanno parole e le femministe sposano il silenzio portando una zavorra di “accoglienza” senza se e senza ma che ha trattato con benevolenza l’islam.
Ignorare la barbarie di un femminicidio, avvallare in Italia l’esistenza e la professione di una diversa cultura è da delinquenti assimilabili ai colpevoli, ma la complicità del politicamente corretto attraversa seguaci e media. Ma quanta responsabilità ha lo Stato che con le sue leggi non ha saputo difendere Saman? Integrare non vuol dire lasciar arrivare e lasciare sopravvivere.
“Il buonismo è ipocrisia diabolica se si occupa solo di accogliere e non di vigilare. Ma con le parole siamo bravi tutti. Quelle usate con i migranti, con gli stranieri che vengono da noi, sono del tutto simili alle misere indignazioni ogni qualvolta ci sia un dramma della marginalità, per non parlare dei femminicidi, dei quali, grazie alle donne, si parla un po’ di più, ma non se ne esce. Serve inclusione, serve cultura, serve lavoro, servono regole, bene, e come fare, allora? Più comodo lasciare Saman e le altre alle cure della loro famiglia, i ragazzi che lasciano la scuola alle sollecitazioni della criminalità e le donne che muoiono per mano del loro uomo alle lacrime dei loro figli o genitori. Tutte situazioni che precipitano dopo reiterati allarmi, di cui lo Stato tiene conto fino ad un certo punto e la nostra coscienza preferisce far finta che non esistano affatto, o meglio, affar loro. Meglio tacere sulla politica, che ogni volta interpreta la parte peggiore. Che ce ne facciamo di leggi e diritti se poi servono solo a noi che già ne beneficiamo? Chiediamocelo ogni tanto, se siamo disposti ad avere cura degli altri non lasciandoli soli quando chiedono aiuto. E sentiamo sui di noi quel dolore quando per poco Stato, per negligenza, per burocrazia, per ignoranza una ragazza come Saman è condannata a morire.”
Questa la visione nel suo blog di Fabio Luppino, da condividere.

Soggettista e sceneggiatrice di fumetti, editore negli anni settanta, autore di libri, racconti e fiabe, fondatore di Associazione onlus per anziani, da dieci anni caporedattore di Milano Post. Interessi: politica, cultura, Arte, Vecchia Milano