Stefano Malinverno ha ospitato sul sito Noi dei Comitati Zona 8 un post di GianMarco Senna che esprime rabbia e disagio
“Incredibile ma vero, il Comune di Milano chiede alle discoteche chiuse da 18 mesi la TARI, ossia la tassa rifiuti per i servizi di raccolta, trasporto e smaltimento.
In un periodo di gravissima crisi, perché non prevedere una sospensione della TARI?
In questi 18 mesi di chiusura che rifiuti sta raccogliendo il Comune?
Che rifiuti sta producendo un locale chiuso?
Spietata la volontà del Comune verso le aziende indebitate dagli affitti, dai mancati incassi, dal timore di diventare facili prede per la criminalità organizzata.
Un’amministrazione insensibile e priva di ogni umana solidarietà non merita di restare alla guida della nostra città.” Questo il paradosso di Milano in un momento in cui le discoteche sono sul piede di guerra per la situazione nazionale e e commentano “I gestori sono consapevoli che questo momento storico è alquanto particolare, ma prima o poi la vita riprenderà. E allora la gente si renderà conto che un terzo dei locali ha chiuso, forse per sempre, perché non ci sono aiuti dallo Stato.
Chi esercita professionalmente attività imprenditoriale da ballo sono mesi e mesi che non ha entrate, a parte una piccolissima parentesi di luglio scorso, e deve (comunque) pagare gli affitti, i dipendenti, e ci sono famiglie che vivono su queste attività. E poi ci sono anche decine di migliaia di lavoratori stagionali che vivono di stipendi mensili ora azzerati: camerieri, dj, musicisti, addetti alla sicurezza, barman, personale dei locali, ballerini, imprese di spettacolo.
Oltretutto – e non è cosa da poco – prevedere una riapertura molto lontana nel tempo e la conseguente privazione di luoghi che possono essere messi in sicurezza e controllati dalle F.O. potrebbe comportare il rischio concreto di “aggregazioni selvagge ed abusive” (soprattutto da parte dei ragazzi) in luoghi privati improvvisati senza alcuna sicurezza sanitaria e senza alcuna vigilanza.”
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