Gli insulti, il processo alle intenzioni, le definizioni offensive nel programma di Sala sono il malcelato disagio di fronte ad un avversario di qualità, la cieca ideologia conformista, il voler evidenziare principi che non ha dato prova di possedere. E la generalizzazione che fa sui difetti di chi vota centrodestra è la follia di chi professa il “politicamente corretto” senza neppure l’ombra di un’autocritica.
Primo capitolo, perché la presunzione si sviluppa in più paradigmi, troppi per essere analizzati in un articolo. Vorrei esaminare, oggi, quelli forse che assurdamente ci pongono tra gli Yesmen di un tale che abita ad Arcore.
Incipit «Esistono alcuni principi irrinunciabili, tra cui la scelta democratica (di cui l’antifascismo è una delle espressioni vitali), l’equità sociale e il valore dell’ambiente»
L’antifascismo riesumato per la lotta elettorale, vecchio armamentario della sinistra oggi assolutamente obsoleto e antistorico, è il totem a cui appellarsi, dimenticando la propria benevolenza e vicinanza con il totalitarismo sanguinario comunista di cui sono seguaci molti che abitano illegalmente nei centri Sociali.
Equità sociale? Ma dove a Milano? Ma quando ? Quanti morirebbero di fame se non esistessero i Centri di Carità? Ma la lista delle sue dimenticanze, l’assenza di progetti veri sono conosciute.
L’ambiente e la sua cura fa sorridere, a meno che i tanti alberi tagliati, il verde nel degrado, le ciclabili in ogni dove siano l’imperativo di rispetto per l’ambiente (non per i milanesi) che la sua ideologia impone.
E poi le offese «Siamo molto diversi dai nostri avversari. Per noi politica è indipendenza di giudizio, per loro appartenenza a una casacca. Per noi politica è conciliazione delle ragioni della crescita, dell’ambiente e dell’equità, per loro è pura accondiscendenza delle pulsioni del loro elettorato. Per noi politica è ricerca del futuro, per loro è continuo rimpianto di un mondo che non c’è più. Per noi politica è passione e giustizia, per loro interesse».
La vostra indipendenza di giudizio è uniformarsi al pensiero comune, e questo sì è esprimere l’appartenenza a una casacca. Sono trasecolata: le pulsioni dell’elettorato, come afferma lei, sono la voce dei cittadini e delle loro esigenze che lei non ha mai ascoltato, che sono al di là della sua politica visionaria E sono profondamente colpita che la mia, la nostra dedizione venga definita politica d’interesse. E osservare le troppe situazioni irrisolte per il bene di un’”equità sociale” venga definito “un rimpianto del passato”, significa che la sua idea di futuro non si relaziona con la realtà. Il mondo dell’estremo degrado, dell’insicurezza dilagante, della violenza prorompente, le assicuro, sono il frutto della sua amministrazione. Purtroppo Albertini, non c’è più.

Soggettista e sceneggiatrice di fumetti, editore negli anni settanta, autore di libri, racconti e fiabe, fondatore di Associazione onlus per anziani, da dieci anni caporedattore di Milano Post. Interessi: politica, cultura, Arte, Vecchia Milano
Niente da aggiungere: perfetto!
Il non Sindaco è a comoscenza del fatto che ha fallito….
Politicame
Professionalmente
Umanamente……
Egli cavalca l’onda dell’offesa perche il suo vuoto politico non gli consente di fare altro…….
LASCIAMOLO BLATERARE…..
Muri Giuseppe
Candidato consigliere del Municipio 6 Milano
Il sindaco provi a considerare emergenza la situazione delle 70 famiglie costrette a rifugiarsi in hotel, dopo l’incendio della torre di via Antonini, PAGANDO DI TASCA PROPRIA, mentre da tempo immemorabile vengono dedicate risorse e attenzioni a personaggi che non solo non ne avrebbero titolo, ma contribuiscono poi al degrado e malessere di molti quartieri cittadini, ridotti ormai a latrine a cielo aperto. Ma tanto gli sfollati della torre possono contare sulla solidarietà e sulla raccolta fondi tra i cittadini, quindi la coscienza dell’amministrazione è tranquilla…