L’altra faccia della guerra, di una guerra che io condanno fermamente, come immagino tutti voi, è senza dubbio l’economia e tutto quello che ci ruota intorno: soldi, poteri contrattuali, domanda e offerta ecc. ecc.
A livello strategico, pur non essendo un’esperta (in fondo dico la mia come tante persone in questi giorni, né più né meno), penso che prima di prendere posizioni forti, che possano ritorcersi contro chi le ha adottate, bisogna essere assolutamente certi di poter vincere la partita, e su tutti i fronti, e non soltanto una battaglia!
Quanto è forte l’Europa per contrastare la Russia, con l’eventuale aiuto degli Stati Uniti, che in questi anni hanno perso moltissimo del loro potere, prima ritirandosi dall’Afghanistan, e a inizi Febbraio anche dal confine ucraino, aumentando quindi la fragilità al confine?
Senza pensare alla Cina, che fino a pochi giorni fa sembrava nicchiasse e non prendesse posizione, e invece ora è al fianco della Russia?
Putin ha svolto un intenso lavoro diplomatico con la Cina, per assicurarsi il suo, quantomeno tacito, supporto all’attacco: a inizio mese, alla vigilia dell’inaugurazione delle Olimpiadi invernali, si è recato a Pechino per incontrare personalmente il presidente Xi Jinping.
I due hanno concordato una partnership strategica, seguita da vari accordi commerciali.
Tra Mosca e Pechino sono state concordate altre forniture di gas (10 miliardi di metri cubi l’anno dai giacimenti dell’Estremo oriente russo) e petrolio (100 milioni di tonnellate per i prossimi dieci anni, attraverso il Kazakistan).
Inoltre, i due Paesi si sono impegnati a legare lo sviluppo dell’Unione economica euroasiatica (di cui fanno parte Russia, Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan e Armenia) all’iniziativa della Belt and Road, la Nuova Via della seta cinese, per “intensificare la cooperazione concreta in diversi settori”.
Potenzialmente per Pechino significa un forte sostegno alle sue aspirazioni di aumentare notevolmente i già ampi volumi commerciali con l’Europa, quell’ Europa che pensa troppo alle borse e poco ai confini, e non si è accorta, o non si è voluta accorgere, dell’invasione silenziosa che piano piano stava cambiando la faccia del vecchio continente: minaccia sanzioni e lo fa in ordine sparso, perché ognuna delle nazioni di cui è composta fa affari con Mosca, e le sanzioni vanno bene solo se non toccano gli interessi dei singoli stati.
Le democrazie occidentali si sono indebolite, ed è proprio questo indebolimento che potrebbe permettere sempre di più il proliferare di guerre, all’inizio anche piccole, ma che nel giro di pochi anni potrebbero espandersi.
E poi c’è la “questione Taiwan”; in un mio precedente articolo avevo già parlato dell’interesse della Cina su Taiwan; se l’Ucraina era riconosciuta a livello internazionale, lo stesso non si può dire per l’Isola di Formosa per cui, vista anche la sua posizione geografica svantaggiata, almeno a livello teorico, per la Cina il compito sarebbe addirittura più semplice di quello che sta in questo momento svolgendo la Russia.
Aerei cinesi, infatti, sono già stati visti sorvolare su Taiwan, ed è fin troppo chiaro che lo spettatore più interessato di ciò che sta accadendo in queste giorni in Ucraina è proprio Xi Jinping, che se dovesse rendersi conto che invadere una Nazione non costa molto in termini di isolamento internazionale ed eventuali sanzioni, non ci penserebbe due volte a invadere quella che, da sempre, Pechino considera una provincia ribelle e parte integrante del proprio territorio sovrano.
La debolezza dell’Occidente, e dell’attuale amministrazione USA, sta servendo su un piatto d’argento alla Cina quello che da sempre Pechino avrebbe voluto prendersi, ma che non ha mai avuto il coraggio di pretendere.
L’alleanza Russia/Cina mi fa decisamente paura: un’alleanza di due poteri forti, ma soprattutto due realtà molto lontane, anche se in modo diverso, dai principi su cui si basano le democrazie occidentali più evolute.
Pertanto, come dicevo prima, se vuoi combattere il nemico, e non c’è alcun dubbio che in questo momento la Russia lo sia, e sono quindi solidale alla sofferenza del popolo ucraino, devi “far bene i tuoi conti”, e non limitarti ad adottare sanzioni che potrebbero ritorcersi contro chi le ha decise.
E ora veniamo al problema dell’approvvigionamento del gas, perchè come tutti sanno la Russia è uno dei maggiori fornitori in tutto il mondo.
Purtroppo l’Italia non è messa molto bene sotto questo aspetto: Putin ha in mano (quasi) tutti i rubinetti del gas che noi importiamo.
Gli italiani, oltre al gas russo, possono contare sul Tap (Trans Adriatic Pipeline) dal Mar Caspio, ma si dà il caso che il Cremlino controlli, seppur indirettamente, l’area di produzione e il passaggio del gasdotto.
Dipendiamo quindi quasi totalmente da Mosca per l’approvvigionamento energetico, visto che la nazione russa è la prima fornitrice di gas e la quinta di petrolio; la questione energetica è quindi un tema molto spinoso per noi, così fortemente legati al gas come risorsa primaria per l’elettricità (una delle ragioni, quest’ultima, che rende le bollette italiane così alte rispetto al resto d’Europa).
Nel 2021, sono stati 71,34 i miliardi di metri cubi di gas utilizzati dall’Italia, con un 40% circa proveniente dalla Russia, che si conferma quindi il primo esportatore per l’Italia.
Il restante fabbisogno di questo combustibile proviene dall’Algeria, Libia, Norvegia, Olanda, Qatar.
Ci sarebbe inoltre la via marittima del gas naturale liquefatto, che viene importato soprattutto dal Qatar e dalla Nigeria, ma che necessita di infrastrutture specifiche per la rigassificazione, quindi non ci si può contare più di tanto!
Infine, c’è la produzione interna. Attualmente vengono prodotti poco più di 3 miliardi di metri cubi di gas all’anno, con l’intenzione del Governo di portarli a 5 miliardi.
Sono poco più di 1.000 i giacimenti in funzione (ma 514 sono attivi e continui, mentre 752 sono utilizzabili solo sulla carta), con la Basilicata al primo posto tra le regioni dove si estrae di più, seguita da Sicilia, Emilia Romagna, Molise.
Pur sfruttando nuove capacità nel canale di Sicilia, e nelle acque tra Emilia Romagna e Marche, l’Italia resterebbe comunque fortemente dipendente da forniture estere.
Dalla sintesi di quanto sopra elencato, sarà quindi impossibile rimpiazzare le forniture russe nel breve-medio periodo.
Il mondo condanna l’invasione della Russia in Ucraina, e io mi associo con tutto il cuore, essendo, tra l’altro, una pacifista tout-court; sono quindi in pena per un popolo che sta soffrendo, e spero che a questa guerra si possa quanto prima porre fine con un bel “THE END”.
Nonostante ciò, auspico che l’Europa, e anche gli altri Paesi del mondo, giochino molto bene tutte le loro carte.
Loredana Felici
Milano Post è edito dalla Società Editoriale Nuova Milano Post S.r.l.s , con sede in via Giambellino, 60-20147 Milano.
C.F/P.IVA 9296810964 R.E.A. MI – 2081845