La rivista Forbes, in un lungo e dettagliato articolo, calcola l’ammontare delle perdite generali dei fedelissimi di Putin a 126 miliardi di dollari dal momento dell’invasione. Un bagno di sangue. E se fin ora nessuno di questi oligarchi – tra i quali figurano AlexeyMordashov, SuleimanKerimov, OlegTinkov e molti altri – sembra aver alzato la voce o opposto la seppur minima riserva di fronte alle decisione del leader massimo, fonti ben informate sussurrano di un sommovimento che inizia a farsi scossa sismica e che rischia di aprire l’ennesimo fronte, stavolta interno, per il novello Zar
La resistenza ucraina è totale e, se si può dire, commovente.
Nel Nord Est dell’Ucraina un uomo, sul ciglio della strada, disarmato, tenta di bloccare un blindato russo con le mani, poi si inginocchia nel tentativo estremo di fermarli. E forse è una preghiera, una richiesta per un intervento da lassù o, semplicemente ma eroicamente una disperata volontà. In quelle mani sventolate con ossessiva speranza, c’è l’uomo e il suo coraggio. E ricorda il giovane di Tienanmen che cercò di fermare i carri armati cinesi, rivendicare il diritto alla libertà.
Si combatte nelle strade, ovunque. A KrivoyRog una città dell’Ucraina meridionale, i civili armati di pale, sabbia e grande forza di volontà e coraggio, cercano di predisporre trincee che ostacolino l’arrivo delle forze armate russe.
All’ultimo posto di blocco raggiunto a piedi, Alexander, 24 anni, studente di ingegneria richiamato in servizio descrive la battaglia: “È stata dura, ma siamo riusciti a fermarli. Sia i tank russi che i camion con le truppe. La contraerea ha colpito un caccia o un drone. Non molliamo, non cederemo di un centimetro”. Poco più avanti si sente l’odore della battaglia: un camion incenerito è ancora fumante ed i rottami dello scontro sono dappertutto davanti alla caserma della 101° brigata. Un addetto stampa con l’elmetto, che non concede nulla, neppure il suo nome, ammette che “volevano ucciderci tutti, ma li abbiamo sconfitti e adesso ci prepariamo alla prossima notte” di guerra, racconta Il Giornale.
Circa 70 mila combattenti raccolti nei pressi di Grozny sono pronti a sconfinare nel nome di Allah. Stando alle informazioni che filtrano dalla zona, già dei gruppi sarebbero in azione e il pretesto di un intervento in forze che sembra sempre più imminente sarebbe la “presenza di troppi nazisti pericolosi a Kiev”.
Ed entrano in gioco i mercenari ceceni, mentre sul fronte cyber è sceso in campo il collettivo Anonymous e mentre resta l’incertezza delle prossime mosse di attori come Cina, Polonia, Corea del Nord e Iran, sembra che alcuni paperoni russi stiano cercando una sponda in Europa.
LaPresse) Il presidente ucraino VolodomyrZelensky ha fatto sapere che l’Ucraina è pronta a tenere colloqui con la Russia, “ma non in Bielorussia”. «Ci sono molte notizie su possibili colloqui tra Ucraina e Russia che possono porre fine a questa guerra e riportare la pace a tutti noi. Minsk è spesso menzionata lì come piattaforma per questi colloqui. È la città che non abbiamo scelto e nemmeno voi bielorussi in effetti. È stato scelto dalle autorità russe», ha detto Zelensky.
«Vogliamo la pace, vogliamo incontrarci e porre fine alla guerra. Varsavia, Bratislava, Budapest, Istanbul, Baku, le abbiamo proposte tutte alla parte russa e accetteremo qualsiasi altra città in un paese che non sia stato utilizzato per il lancio di missili. Solo allora i colloqui potranno essere onesti e porre fine alla guerra»