Chissà se per il 25 aprile le firme dei residenti arriveranno a 50.000. E’ una storia che si intreccia tra la Resistenza di ieri e quella di oggi. La Resistenza dei cittadini per preservare il bello la storia della propria città dai progetti sottoculturali del sindaco dalle calzette arcobaleno e di archistar desiderose di pubblicità. Dice Silvia Macchetto: “Il glicine di Porta Volta è un monumento di Milano”
E aggiunge Ornella Sanfilippo:” Voglio difendere la sopravvivenza di quello spazio veramente aperto all ” uso del territorio” voglio difendere gli alberi di Milano
Interviene Barbara Crepaldi:·
“Alla luce del bel progetto Forestami, della crisi climatica, e con l’obiettivo di avere una città sempre più sostenibile dovrebbe essere una priorità preservare tutti gli alberi”.
E Coquelicot Mafille :
I tigli hanno un profumo stupendo e non bisogna tagliare gli alberi!!
Qual’è l’oggetto della protesta dei Resistenti? Sono oltre 40.000 in città, i Resistenti, alla ..”Piramide”..
La piramide dovrebbe sorgere accanto all’orribile palazzo Feltrinelli che ha già stravolto ili quartiere e le sue memorie storiche. Dove dovrebbe sorgere il famoso Museo Nazionale della Resistenza a Porta Volta, la cosiddetta piramide gemella e speculare (e molto più piccola) del palazzo Feltrinelli e Microsoft progettato dallo studio di Herzog & de Meuron sul lato opposto di piazzale Baiamonti, sta per essere realizzato un giardino condiviso, figlio del primitivo giardino sorto subito dopo l’abbattimento del vecchio distributore di benzina.
Infatti il Comitato Baiamonti Verde Comune si è accordato col Comune di Milano per gestire nell’area tra il giardino Lea Garofalo e il vecchio casello gestito dal Circolo Combattenti e Reduci, un giardino condiviso dove socializzare. Quindi un’area dove saranno proiettati film all’aperto, piccoli concerti live di musica e altro ancora, questo in attesa che le ruspe riprendano a scavare per costruire la famosa piramide bis. Ma cosa si crede invece?
Quattro grandi tigli pluridecennali, il glicine storico del Circolo degli Ex Combattenti di Piazza Baiamonti, un grande nespolo e altri alberi che sono parte integrante del paesaggio del quartiere Sarpi-Garibaldi e del giardino comunitario dedicato testimone di giustizia Lea Garofalo sono in pericolo : tutto questo potrebbe essere abbattuto tra poco più di un mese. Il progetto definitivo della “ piramide” di piazza Baiamonti, futuro museo nazionale della Resistenza, utile o meno ai milanesi, ( e qualcuno vede kisch.. ) è stato da poco reso pubblico nei dettagli esecutivi, ma sembra non avere tenuto conto della primaria esigenza di preservare la natura urbana esistente, come era stato dichiarato in occasione della presentazione del progetto preliminare, e il fondamentale diritto degli abitanti di Milano e del quartiere Sarpi-Garibaldi di verde pubblico, alberi, ombra e aria pulita.
E cosi ben 11 alberi dovranno essere sacrificati dal sindaco calzettaro, non per una loro inconciliabile interferenza con gli spazi del futuro museo ma piuttosto perché in fase di progettazione gli archistar del progetto non hanno dato importanza agli elementi naturali presenti sul sito, nonostante si parli di alberi ad alto fusto e di un glicine storico, sani e di grande pregio ambientale che, se conservati anche nel nuovo progetto potrebbero svolgere ancora quell’alto impatto in fatto di mitigazione locale dell’effetto degli inquinanti urbani e dei cambiamenti climatici in corso (come dimostrato anche da un recente studio di Coldiretti).
“Ci chiediamo quindi se tutto questo sia veramente necessario e soprattutto inevitabile” dicono i promotori di questa raccolta di firme, che ha l’obiettivo di mandare al Sindaco Sala, re del kisch, 50,000 firme alla vigilia dell’abbattimento..
La raccolta di firme prosegue da mesi sul sito : https://chng.it/jCXpZxrs
Dicono i promotori (Giardini In Transito, Libera Milano, Circolo Arci Lato B, associazione Vivi Sarpi, Circolo Ex Combattenti e Reduci) cercando di mediare tra le diverse sensibilità: “Non si tratta di stravolgere un progetto già in fase esecutiva ma di modificarlo il tanto che basta, ad esempio con modesti interventi e su alcuni locali di servizio al piano interrato per conservare l’invaso di terra dell’apparato radicale delle piante coinvolte nel sedime dell’edificio, cosi come gli esperti che abbiamo sentito in merito assicurano si possa fare.
A maggio inizieranno i lavori, abbiamo davvero poco tempo per chiedere al Comune di Milano di rivedere il progetto introducendo le poche modeste modifiche necessarie, nell’interesse di tutti i cittadini e di un ambiente naturale urbano, nel valore di preservare ogni singolo albero sano, ogni singolo metro quadrato di verde disponibile.QUESTE PIANTE SI DEVONO E SOPRATTUTTO SI POSSONO ANCORA SALVARE.DIPENDE ANCHE DA NOI E DA QUANTI ADERIRANNO A QUESTO APPELLO”.
Dice Arcangelo Tocci·:
“Perché ogni albero é sacro. Egli stesso é un museo, vivente, non una nuova costruzione.”
E Maria D’Angiolini.·
“Non è da amministratori intelligenti distruggere il verde soprattutto a Milano città altamente inquinata”
Verranno ascoltati i Resistenti del quartiere Garibaldi Sapri?
Ora il kitsch cerca il bis abbattendo glicini e piante, per dare spazio al nichilismo di archistar desiderosi di pubblicità. Il sindaco dalla calzette non brilla certo per senso estetico,non è Pompidou e piazza Baiamonti non è Parigi, e la “piramidina” di Sala rischia di eliminare un paesaggio incontaminato .

Cronista al Corriere della sera poi inviato a L’ Europeo di Vittorio Feltri e reporter su Affaritaliani . Ultimo libro pubblicato : Wanda L’ ultima maitresse ed Mimesis