Riceviamo e pubblichiamo l’intervento in Consiglio Comunale di Mariangela Padalino, Capogruppo di Noi Moderati a Milano:

“Ci risiamo, nelle case popolari fa ancora freddo. Gli ultimi due casi sono via Jacopino da Tradate al 16 e via Rizzoli 73-85. I due caseggiati hanno molto in comune, ma soprattutto il fatto che i lavori di ristrutturazione promessi a lungo o iniziati, ma senza mai raggiungere interamente lo scopo prefissato. Viste le temperature non propriamente polari, un cappotto termico avrebbe potuto fare molto. Ma anche questo non tocca il vero problema: un Comune che toglie l’auto agli anziani, ma non risparmia per sistemare le maggiori fonti di inquinamento, cioè le caldaie, dei propri stabili ha un enorme problema di credibilità.
Abbiamo assistito a piani di ogni tipo: dai parchi all’urbanistica tattica, dalle piste ciclabili ovunque alla restrizione delle arterie di accesso a Milano. Non è cambiato nulla. Ci è voluto un novembre di tempeste e un maggio autunnale lo scorso anno per pulire l’aria della città. Ma, come diceva Reagan, più i piani falliscono, più i pianificatori pianificano. Sala vola (a proposito di inquinamento) a Barcellona per il piano 2030 e intanto qui mancano i dati sulla qualità dell’aria in riferimento al traffico veicolare. Si pianificano gli interventi del PNRR, sempre in ritardo, sempre col fiatone, e intanto si spengono i caloriferi a gennaio.
Via Rizzoli in questo caso è paradigmatica: la caldaia va sostituita. In blocco. Sì, ha subito numero lavori di ringiovanimento, ma questo è accanimento terapeutico. Per farla funzionare dal 2020 i caloriferi vanno anche di notte, perché si ha paura a spegnerli. Potrebbero non ripartire. Le spese ricadono sui condomini, ovviamente. E l’inquinamento su tutta Milano. Ma tanto non c’è problema: gli inquilini ligi pagheranno per tutti e si vedranno tolti gli euro 5 per ridurre l’inquinamento causato dai mancati lavori del Comune. Mancano i soldi, dite. Eppure avete tenuto fermi gli oneri di urbanizzazione per un decennio. Quante caldaie avreste potuto cambiare se li aveste adeguati alle altre città? E se invece di fare piste ciclabili aveste fatto i cappotti termici, senza aspettare il PNRR, quanto inquinamento avremmo risparmiato?
Non sono domande retoriche, sono le basi. Le basi di una convivenza civile in cui non si chiede un sacrificio al povero mentre il Comune rifiuta di fare, non dico un sacrificio a sua volta, ma il suo dovere. Ovviamente, parlo di dovere perché mi auguro che sia intenzione del Comune mantenere e manutenere il proprio patrimonio, così come ogni padre di famiglia dovrebbe fare. Cioè per tramandarlo. Se invece qualcuno nella giunta ha deciso di passare alla svendita e all’incasso, allora lo si dica. Lo si dica davanti a questo Consiglio. Se volete svendere le case popolari e dare nuovo carburante alla speculazione edilizia milanese, a cui avete già il favore di non aumentare gli oneri di urbanizzazione, venite in quest’aula e ditelo.
Ditelo che stare al freddo sarà il destino di chi non accetterà di essere sradicato da quartiere in cui abita da una vita per essere spostato. Ditelo se intendete cessare ogni restauro vero, finché non sarete costretti a dichiarare che quelle case non sono più ecologicamente corrette e vanno dismesse. Se invece così non fosse ci aspettiamo l’unico piano di cui Milano abbia davvero bisogno: un piano casa che cancelli queste situazioni, indegne di un paese civile e della nostra amata Milano!“

Laureato in legge col massimo dei voti, ha iniziato due anni fa la carriera di startupper, con la casa editrice digitale Leo Libri. Attualmente è Presidente di Leotech srls, che ha contribuito a fondare. Si occupa di internazionalizzazione di imprese, marketing e comunicazione,
Complimenti! Nel descrivere una gestione vergognosa e una una situazione così grave è è riuscita ad essere diplomatica.