L’insperabile, se accadesse, sarebbe la via. L’insperato ci appare possibile solo di fronte a qualcosa che ri-suscita la speranza. Degno, come direbbe Leopardi, “dei moti tuoi”, degno di essere amato.
L’insperato era davanti agli occhi di Georges Bataille (antropologo francese), quando vide le meravigliose pitture della Grotta di Lescaux. La sua frase, scelta a file-rouge del Programma 2024/25, fu ed è la risposta a quello scetticismo che domina il pensiero comune e che Andrè Breton, l’osannato fondatore del “Surrealismo” nel 1924, incarnò così bene.
Vedendo quelle stesse pitture preferì considerarle un falso, dipinte il giorno prima, portando l’accusa per fake news perfino in tribunale. (Podcast di .CON n. 54 Bréton, Bataille e Papa Francesco). Le dichiarò “impossibili” piuttosto che accogliere l’insperato, l’inatteso: quella manifestazione di un’origine speciale dell’uomo, misteriosamente religiosa e grande. Dell’uomo “cavernoso” di 25.000 anni fa e di quello “cambiato” di oggi.
Il nostro Programma è cominciato con la bellissima serata di Assassinio nella Cattedrale di Eliot (“temere o sperare, ogni momento è decisivo”) e guarda al Giubileo della Speranza. E da lì risale documentando oggi l’attesa dell’uomo e l’incarnato di risposte. Con grandi scrittori, artisti, scienziati, cantautori, pensatori di oggi e di ieri. Come Calmar Stefansson, Nicole Krauss, Dario Voltolini, Marylinne Robinson, Thimoty Radcliffe, Ferdinando Scianna, Giovanni Chiaramonte, Hannah Arendt, don Giussani, Flannery O’Connor, e tanti altri.
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