Un ritratto, potremmo dire, pscicologico, quello firmato da Giuseppe Ucciero sul blog Arcipelago che ben restituisce la personalità dominante di Beppe Sala. Non mancano le reazioni all’interno della sinistra che già si sono manifestate in altre occasioni di fronte ai comportamenti imperiosi e ad escludendum del sindaco. Ovviamente, considerata la peculiarità dell’analisi, spicca l’assenza amministrativa sul sociale e sui servizi dedicati di cui i milanesi sono arcistufi e di cui Sala si è occupato solo a parole.
“Chi occupa le cariche per molto, troppo, tempo identifica inevitabilmente sé stesso con il ruolo, credendo che il secondo non sopravviva se il primo scompare…
Luigi XIV imprecava “Apres moi le deluge”, dopo di me il diluvio, la catastrofe, il precipitare irreparabile della comunità, della società, dello stato, verso il disordine e l’anarchia, e questo sentimento pare più attuale che mai in un tempo, il nostro, che scivola sempre più verso la personalizzazione narcisistica del potere.
Potrebbe mai allora Beppe Sala sfuggire a questo destino? Il personaggio, si sa, è molto consapevole di sé, fin troppo, e è vero i milanesi sono tutti, chi più chi meno, un po’ baùscia. Baùscia, per i pochissimi che non sanno, è quella figura meneghina verbosamente presuntuosa, che tutto sa, anche ben oltre lo scibile umano, e che non manca mai di far sapere che lui “sì che sa”, lui “sì che saprebbe bene come fare”, lui “sì che metterebbe ordine”.
Di baùscia era piena verso sera Piazza Duomo fino a qualche annetto fa. E quindi il nostro primo cittadino, che non vuole essere secondo a nessuno neppure in questa specialissima competizione, ogni giorno che Dio manda in terra ed anzi più volte al giorno, esterna, rimbrotta, schernisce, stigmatizza e naturalmente indica cosa va fatto e cosa non va fatto, tutto s’intende come solo lui sa e capisce, ma, ed anzi proprio per questo, sempre più angosciato del “dopo di lui”.
Neppure si può negare che ai Baùscia, e quindi al Sindaco primo tra loro, manchi una nota non si dice simpatica, ma che inclina al sorriso, quel misto di benevolente sospensione del giudizio negativo che si prova verso persone che vanno oltre il seminato, che la sparano grossa ma, come dire, quasi in buona fede. E vorremmo anche noi sorridere delle uscite di Beppe Sala, se non fosse che ultimamente approfitta un po’ troppo del suo ruolo e della benevolenza pubblica. Senza pretesa di repertorio che la lista è davvero lunga, una su tutte è sembrata eccessiva, quando il Beppe comunica al volgo che gli piacerebbe, ah quanto, lasciare la poltrona a chi vuole lui e fidatevi che, anche in questo caso, la sa lunga lui, più di tutti.
Sindaco per otto anni ed ora, se proprio non verrà concessa alcuna proroga o escamotage che gliene garantisca altri, vuole essere almeno Kingmaker, scegliendo la persona che meglio si addice a “succedergli” quasi dinasticamente, se non per albero genealogico almeno per condivisione di una visione comune, di un tratto comune, di un profilo comune. Insomma un Sala 2.
Così se n’é uscito con un endorsement a favore di Mario Calabresi, una di quelle operazioni al veleno, dove in verità non si sa quando finisce l’apprezzamento e quando comincia il desiderio di bruciare un possibile, ma fastidioso, cavallo vincente.
Come che sia, e non poteva essere diversamente, il PD ha preso cappello (absit iniuria verbis..), e, s’intende non per vie pubbliche, si è fatto talmente sentire che il Primo Bauscia della città è stato costretto a dire che si trattava di “semplici dichiarazioni dettate da impressioni e stimolate da domande giornalistiche, che però ho inteso che abbiano sollevato polemiche o malumori. Non era la mia intenzione”…
Un’abiura completa, un autodafè imbarazzante, del resto in linea con la tipica evanescenza verbosa del bauscia. Scuse accettate, ma restano i nodi irrisolti sul tavolo, o se si vuole sotto il tappeto, pronti a ritornare alla luce del giorno.
La scelta del nuovo candidato Sindaco del centro sinistra tocca infatti due questioni aperte, la prima, se si vuole, di sostanza, la seconda di metodo o di forma.
E’ legittimo chiedersi se il tentativo di Beppe Sala sia solo l’esito della sua ambizione personale, del suo narcisistico desiderio di restare protagonista, o se non vi sia anche altro e cosa. E cosa in definitiva se non, il sospetto è più che concreto, il tentativo di condizionare con il toto sindaco la vera partita che si giocherà nei prossimi anni e cioè l’assetto di poteri che si siederanno attorno a quel profilo, insomma i grandi elettori. E’ noto, Sala nella sua doppia consiliatura è stato sempre più mediatore fiduciario tra la città ed i grandi interessi dell’immobiliare, ed oggi la grande preoccupazione di quel mondo è che quel delicato assetto non sia messo in crisi da discontinuità “inopportune”….
Insomma considerazioni e valutazioni all’interno del PD.
…Passando alla “forma”, che in realtà forma non è, ritorna sempre la questione, indigerita tuttora nel PD e non solo, delle primarie come metodo di selezione dei migliori candidati alle cariche pubbliche. La tentazione è ricorrente ed anche qui il Beppe gioca la sua partita, scopertamente strumentale alla prima. A che servono le primarie se il miglior candidato può essere scelto “dove si può ciò che si vuole” ? Traducendo, perché mettere a rischio un possibile “buon” sindaco, buon gestore di determinati equilibri, con un processo partecipativo che certo scalda gli animi ma rischia di portare verso esiti lontani da quei disegni. In questo contesto, ovviamente, le ambizioni personali si confrontano tutte ben ammantate da pensose dichiarazioni sul bene comune, schermando il gioco che ciascuno conduce dalla sua postazione istituzionale, geograficamente più o meno vicina alla città.
Mancano ancora due anni e mezzo alla scadenza del mandato di Beppe Sala, e potrebbero essere anche di più se si considera l’ingorgo con le Olimpiadi. Tempo ce n’è, per ragionare bene sulla Milano che si vuole, e per il sindaco …….. basta che non sia un baùscia.”

Soggettista e sceneggiatrice di fumetti, editore negli anni settanta, autore di libri, racconti e fiabe, fondatore di Associazione onlus per anziani, da dieci anni caporedattore di Milano Post. Interessi: politica, cultura, Arte, Vecchia Milano
Peppe sala è stato un disastro per la città, sempre inutilmente arrogante e borioso….