Fondazione ICA Milano, al centro la mostra “Lonely Are All Bridges”

Cultura e spettacolo

Le due artiste Birgit Jürgenssen e Cinzia Ruggeri dialogano attraverso le loro opere senza mai essersi incontrate

Fondazione ICA Milano inaugura il 2025 con una mostra che accosta le opere di due artiste che non si sono mai incontrate. Queste vengono messe in dialogo attraverso le loro visioni creative. L’esposizione, curata da Maurizio Cattelan e Marta Papini, sarà aperta al pubblico fino al 15 marzo 2025.

Le due artiste, nate rispettivamente nel 1949 a Vienna e nel 1942 a Milano, hanno esplorato con approcci distintivi il ruolo della donna nella società, con un focus su corpo, identità e trasformazione. Il loro interesse comune per l’ornamento e l’accessorio, come strumenti di espressione e conquista dello spazio personale. Questi diventano il filo conduttore della mostra, che invita il pubblico a riflettere sulla relazione tra estetica, politica e identità.

Il titolo della mostra riprende un verso della poetessa Ingeborg Bachmann, “lonely are all bridges”, evocando la sperimentazione delle due artiste. Il loro lavoro supera le convenzioni e intreccia connessioni tra arte, moda, design e fotografia. L’esposizione prende ispirazione da un progetto presentato nel 2021 alla Galerie Hubert Winter di Vienna.  Si arricchisce con una selezione più ampia di opere, ampliando le tematiche affrontate. Tra queste il rapporto tra donna e spazio domestico, l’ironia sugli oggetti quotidiani e il dialogo con il mondo animale e vegetale.

Il percorso espositivo si articola attraverso rimandi visivi e concettuali, senza un ordine filologico rigido. L’ingresso accoglie i visitatori con una gigantografia di un autoritratto di Birgit Jürgenssen. Qui l’artista si raffigura con un maestoso copricapo di pelliccia bianca, che si rivela essere il corpo di un topolino. Di fronte, la scultura “Chef + Rèmy” di Cinzia Ruggeri, composta da guanti bianchi, un cappello da chef e una piuma di fagiano, che introduce l’elemento giocoso, caratteristico dell’intera mostra.

Le prime due stanze si concentrano sugli accessori e la loro reinterpretazione: un disegno della Jürgenssen del 1973 ironizza sul ruolo domestico della donna, mentre “Sciagura” della Ruggeri gioca con la presenza fisica di una calza che fuoriesce da una cornice. Scarpe e guanti assumono forme inaspettate, come nel caso delle “Scarpe scale” della Ruggeri, collocate verticalmente su un muro, e della “Gentleman’s Street Shoe” firmate Jürgenssen, in cui la linguetta della scarpa diventa una lingua umana.

Proseguendo nel percorso, si incontrano opere come “Colombra” di Cinzia Ruggeri, un divano-scultura che riproduce l’ombra di una colomba formata con le mani, e i disegni della Jürgenssen, che esplorano la trasformazione dell’ombra umana in figure animali. La quarta stanza approfondisce il tema del doppio e della moltiplicazione dell’identità: “Stivali Italia” della Ruggeri raddoppia la forma tipica della penisola italiana, mentre “Everybody is themselves the closest” dellaJürgenssen presenta un autoritratto in cui l’artista si sdoppia, tenendo in braccio una seconda se stessa.

Nello spazio principale della Fondazione, il grande disegno “Aesculapian Snake” della Jürgenssen si trasforma in una carta da parati monumentale, mentre il celebre “vestito scala” della Ruggeri, simbolo dell’indipendenza femminile, viene collocato di fronte. Il dialogo tra le due artiste continua con “Untitled (Improvisation)” della Jürgenssen, una fotografia ingrandita in cui una mano termina con un tacco, suggerendo un’idea di trasformazione continua, mentre una lunga fila di scarpe progettate dalla Ruggeri si dispone lungo il muro, evocando l’attesa o il cambiamento.

L’ultima sezione della mostra ospita tre fotografie in bianco e nero della Jürgenssen, in cui l’artista si ritrae in latex davanti a uno specchio concavo. Di fronte, “Schatzi” della Ruggeri gioca con la riflessione e il concetto di identità attraverso una cornice in velluto che ingloba uno specchio e tre coppie di mani protese verso lo spettatore.

La mostra si conclude con “Head Alert” della Jürgenssen, una serie di autoritratti su carta che esplorano la frammentazione dell’identità, segnando un’ulteriore riflessione sulla molteplicità dell’essere.

 

Mostra “Lonely Are All Bridges”: aperta fino al 15 marzo presso Fondazione ICA Milano, via Orobia 26, Milano. Ingresso libero

www.icamilano.it

Fondazione Ica Milano

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