A Milano convergono un numero impressionante di pendolari, un fenomeno destinato a crescere nei prossimi anni. A rivelarlo è una ricerca sostenuta da Fondazione Cariplo, condotta da esperti del Politecnico di Milano, del Cnr, della Sapienza e dell’Università Bicocca, con l’obiettivo di analizzare le conseguenze di questa “periferizzazione dei flussi”.
I numeri sono veramente notevoli: 900mila persone entrano quotidianamente a Milano, ma solo un terzo proviene dalla Città Metropolitana. Gli altri arrivano da province lombarde come Pavia e Lodi, ma anche da città lontane come Bologna, Torino e Genova, grazie a treni veloci (seppur costosi). Chi invece risiede in zone meno servite, come il Lodigiano o il Pavese, deve fare i conti con trasporti inefficienti e un traffico definito “impossibile”.
Le ricadute sono evidenti: da un lato, la domanda di case a prezzi accessibili dentro Milano; dall’altro, la necessità di migliorare i collegamenti. Ma il fenomeno ha anche un impatto sociale: l’immigrazione da altre regioni e dall’estero supera ormai i flussi locali, con circa 20 nuovi residenti stranieri e 14 da altre regioni ogni mille abitanti all’anno.
“Dal 2021 si è registrata una ripresa degli arrivi dall’estero”, spiega Stefania Rimoldi, docente della Bicocca coinvolta nello studio. Una trasformazione che ridisegna gli equilibri della città, tra tensioni abitative e sfide per la coesione socio-economica.
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