Una bella storia: Giacomo, decano della ristorazione, proposto per l’Ambrogino dai dipendenti

Milano

Milano 16 Novembre – Una bella storia che nasce dalla riconoscenza e dalla stima Una storia milanese di sensibilità, raccontata da Maurizio Gianattasio sul Corriere “Da Giuseppe Di Vittorio nel 1956 a John Kerry nel 2015. Da Sofia Loren a Mike Jagger. Dalla grandissima Maria Callas all’indimenticabile Sandro Pertini, passando per Putin, Kohl, Zapatero e infine Michelle Obama con le due figlie. Nei suoi sessant’anni di lavoro passati davanti ai fornelli, Giacomo Bulleri, in arte Giacomo, ha nutrito generazioni su generazioni. Prima la trattoria dietro la Camera del Lavoro, meta dei sindacalisti del passato, dopo 33 anni il trasloco in via Sottocorno e il bistrot, nel 2011 il ristorante sopra il Museo Del Novecento, il Caffè di Palazzo Reale, la Tabaccheria, una sorta di boutique gastronomica, la Pasticceria, il ristorante al Mudec.Giacomo-Bulleri

Il 14 giugno, Giacomo ha compiuto 90 anni e i suoi dipendenti (sono circa un migliaio) hanno preso carta e penna e hanno indirizzato una lettera al Comune. Più che una lettera è una mozione.

Anzi, una candidatura. Propongono Giacomo per l’Ambrogino d’oro o per meglio dire per la benemerenza civica del 7 dicembre. Un atto di stima e d’amore per chi ha creato nella sua città d’adozione (Giacomo è nato a Collodi) lavoro, ricchezza e impresa: «Il nostro gesto – scrivono i lavoratori – intende contribuire a far conoscere la sua capacità di aver educato ed organizzato in 60 anni il lavoro di oltre 1000 dipendenti e collaboratori secondo il principio per cui ci si afferma dal basso verso l’apice, per garantire un metodo che mantenga il legame di unità nella comunità, senza togliere nulla a ogni individualità e libertà.

Unico e sicuro metodo di successo che ha contribuito a restituire a Milano le opportunità che il signor Bulleri vi ha trovato, accrescendo così ora il suo prestigio a livello internazionale: un patrimonio di immagine e un retroterra materiale e morale di grande utilità anche per i giovani che devono costruire il loro futuro». Alla candidatura ha aderito anche Critica Sociale, la rivista del socialismo italiano fondata da Filippo Turati nel 1891.

Non ci sono padrini, né benedizioni dall’alto. E quest’anno sarà ancora più difficile perché gli Ambrogini sono stati dimezzati. Da 30 medaglie a 15, da 40 attestati a 20. Lunedì si riunirà l’ufficio di presidenza di Palazzo Marino insieme ai capigruppo per decidere la rosa dei benemeriti che troppe volte in passato si è trasformata in rissa politica. Quella dei dipendenti di Giacomo è una scommessa. D’altra parte, il cuoco Giacomo (guai a chiamarlo chef, quando gli hanno proposto di partecipare a Masterchef ha opposto un sonoro rifiuto: «Non si cucina con le telecamere e un regista che fa fretta, occorre concentrarsi e ispirazione») è abituato alle sfide. A 90 anni ne sta preparando un’altra: nel 750° anniversario della nascita di Dante, sta studiando un piatto ispirato alla Divina Commedia. E c’è da giurare che la sorpresa riuscirà. A Collodi, il paese natale, la povertà era di casa e i bambini per passare il tempo imparavano a memoria due testi: Pinocchio e la Divina Commedia. «La vita dev’essere piena di sorprese: quando hai programmato tutto, dal mio punto di vista, sei finito». In attesa di capire se il 7 dicembre Milano saprà ringraziare un suo cittadino benemerito il programma di Giacomo per la serata è sempre lo stesso: «Vado al ristorante, incontro i clienti, dò un’occhiata a come vanno le cose e cerco di girarli tutti, quando posso e compatibilmente con la mia età. Del resto io a casa non ci so stare. E poi per me questa è la Casa».

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