Amministrazione in difficoltà, vuole compensare le minori entrate previste
Milano 29 Novembre – Bilanci in difficoltà per il Comune di Milano. I rompicapo in queste settima ne sono due: oltre alla previsione dei conti del 2018 c’è anche la chiusura del 2017. E a questo punto dell ‘anno sembra inevitabile ipotizzare un aumento della tari (la tassa sui rifiuti) per il prossimo anno. Sarà deciso nelle prossime setti mane dal sindaco Giuseppe Sala e dall’assessore al Bilancio Roberto Tasca.
Aumentare le imposte è sempre una scelta impopolare, pertanto si cercherà di aggirarla quanto più possibile, ma la risi nelle casse comunali, dovuta alle future mancate entrate della l’ari relative alle pertinenze non domestiche (per esempio i garage e le cantine), fa sentire anche a Milano il suo pesante conto. Nel 2018 ci saranno 12 milioni in meno e per di più dovranno essere probabilmente restituiti 45 milioni relativi agli anni 2013-2017. Cifra, anche questa, che dovrà essere inserita nella contabilità del prossimo anno.
Tutto nasce dal fatto che le amministrazioni comunali hanno imposto la l’ari anche agli spazi non considera bili domestici, per poi scoprire con una circolare del governo che questa decisione non era lecita. Mentre Palazzo Marino aspetta chiarimenti da Roma sulla necessità di restituire ai cittadini il sovrapprezzo, sicuramente si deve cominciare a fare i conti per il 2018 senza questi 12 milioni, che arrivavano da circa 200 mila garage milanesi, e aggiungere la possibile uscita una tantum da 45milioni. Le risorse andranno recuperate altrove, il che significa spalmare sugli altri cittadini le mancate entrate. Ancora da decidere le modalità e gli eventuali alleggerimenti familiari. Ma la strada verso l’aumento sembra tracciata.
E questo per quanto riguarda il bilancio previsionale 2018. Ora c’è anche da far tornare il consuntivo del 2017. Ci sono infatti minori entrate per 59 milioni: 20 milioni in meno di multe nonostante le previsioni (il totale degli incassi da sanzioni stradali si aggira intorno ai 300 milioni a Milano); 5 milioni in meno di entrate dalla Cosap, la tassa per l’occupazione del suolo pubblico; il resto deriva dalla mancanza di liquidità dovuta all’Iva del trasporto pubblico, che ora la società controllata Atm verserà direttamente allo Stato senza transitare dal Comune. Per correre ai ripari per quest’anno l’unica manovra possibile è un taglio agli assessorati sui progetti che ancora non sono stati avviati, sebbene messi genericamente in programma. Da 878 milioni la spesa sarà ridotta dunque a 738. Non vengono toccate le uscite per il sociale, ma vengono ad esempio limate per 6 milioni le voci dell’urbanistica(visto che ci saranno meno investimenti a causa delle minori entrate degli oneri urbanistici).
Il problema di far quadrare i conti si ripresenta ogni anno. Nonostante i risparmi, ci sono spesso difficoltà (come per tutti i Comuni italiani). A contribuire alle casse di Palazzo Marino sono le partecipate, che nel 2017 danno dividendi di 156 milioni, incluso la Sea e A2a, le due più grandi società. Non è un caso che il dossier sulla vendita di Sea, che controlla Linate e Malpensa, torni periodicamente a far discutere i vertici dell’amministrazione. Nessuna decisione è stata presa, ma intanto se ne torna a parlare.
Sara Monaci (Il Sole 24 Ore)
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