Un piano per fermare l’escalation: tre indizi per la pace

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La capitale Kiev continua ad essere assediata, nel sud dell’Ucraina l’avanzata russa si fa sempre più intensa mentre i combattimenti si stanno spostando ormai da giorni verso i confini della Nato, nell’ovest del Paese. Eppure, all’orizzonte, si inizia a intravedere qualche barlume di speranza. In particolare, ci sono tre indizi che rendono la pace un traguardo più concreto di quanto non lo fosse soltanto un paio di giorni fa.

Partiamo con il primo: le delegazioni di Mosca e Kiev starebbero lavorando ad una bozza di piano di pace in 15 punti. Poche ore dopo che il Financial Times rivelava questa indiscrezione, ecco il ritorno al dialogo tra Stati Uniti e Russia, con il contatto telefonico avvenuto tra il consigliere della Casa Bianca per la sicurezza nazionale, Jake Sullivan, e il segretario del Consiglio di Sicurezza russo, Nikolay Patrushev.

Arriviamo così al terzo e ultimo indizio, che chiama in causa la sfera religiosa. Il Patriarca Kirill, capo della Chiesa ortodossa russa, e Papa Francesco hanno parlato del conflitto in Ucraina sottolineando l’importanza del processo negoziale in corso.

Accordi, concessioni e ostacoli

Premessa doverosa: nonostante i tre indizi che andremo ad analizzare nel dettaglio, non è detto che dall’oggi al domani cessino tutte le ostilità tra le parti. Anche perché restano sul campo diversi angoli da smussare, soprattutto nei 15 punti contenuti nel piano di pace.

A proposito di questo documento, la bozza prevede che l’Ucraina rinunci alle sue ambizioni di aderire alla Nato o di ospitare basi militari straniere o armamenti. Kiev otterrebbe in cambio la protezione di tre Paesi alleati: Stati Uniti, Regno Unito e Turchia.

Attenzione però, perché tra i principali ostacoli a un accordo, troviamo tanto la natura delle garanzie occidentali per la sicurezza ucraina così quanto lo status dei territori rivendicati da Russia e dai miliziani filo russi nel 2014. E, secondo quanto affermato dal consigliere del presidente ucraino, Mykhailo Podolyak, qualsiasi intesa deve prevedere il ritiro delle truppe russe dai territori conquistati dopo l’invasione. Certo è che, ha evidenziato il FT, “Ucraina e Russia hanno fatto progressi significativi”.

La via del dialogo

Nelle ultime ore si è, poi, improvvisamente aperta una doppia via del dialogo. Nella telefonata tra Sullivan e Patrushev – in quello che, ricordiamolo, è stato il primo contatto ad alto livello tra le due potenze dall’inizio della guerra in Ucraina – il primo “ha ribadito la ferma e chiara opposizione degli Stati Uniti all’ingiustificata e non provocata invasione russa dell’Ucraina”. Lo stesso Sullivan, si legge in una nota, ha esposto con chiarezza “l’impegno degli Stati Uniti a continuare a imporre costi alla Russia, a sostenere la difesa della sovranità e dell’integrità territoriale dell’Ucraina” e a “rafforzare il fianco Est della Nato, in coordinamento pieno e continuo con i nostri alleati e partner”. Le parti sono distanti ma, per lo meno, sono ripresi i contatti.

C’è stato, infine, un importante contatto anche tra il Patriarca Kirill e il Papa. “Le parti hanno sottolineato l’eccezionale importanza del processo negoziale in corso, esprimendo la loro speranza per il raggiungimento al più presto di una pace giusta”, ha fatto sapere il Patriarcato di Mosca. Il Patriarca Kirill, ha fatto sapere il Patriarcato di Mosca, “ha salutato cordialmente il Primate della Chiesa Cattolica Romana, esprimendo soddisfazione per la possibilità di organizzare un colloquio”. Inoltre, “ha avuto luogo una discussione dettagliata della situazione sul suolo ucraino. Particolare attenzione – spiega il Patriarcato in una nota – è stata rivolta agli aspetti umanitari dell’attuale crisi e alle azioni della Chiesa ortodossa russa e della Chiesa cattolica romana per superarne le conseguenze”.

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