Ucraina neutrale in cambio di adeguate garanzie di sicurezza: è questo il punto di partenza dal quale partire per arrivare ad una possibile intesa tra le delegazioni russe e ucraine. Lo ha fatto capire il capo della delegazione di Kiev, David Arakhmia, spiegando che il governo ucraino accetterebbe lo status di “neutralità” e l’assenza di basi straniere sul proprio territorio ma solo a fronte dell’instaurazione del suddetto sistema di copertura securitaria.
Spiragli da parte di Mosca, con Voldymyr Medinsky, alla guida dei negoziatori russi, che ha definito i colloqui convincenti e che la Russia ha ricevuto proposte scritte dall’Ucraina che confermerebbero le aspirazioni di Kiev di diventare Paese neutrale e denuclearizzato.
In altre parole, l’Ucraina assumerebbe le sembianze della neutralità nel caso in cui ricevesse adeguate garanzie di sicurezza sul modello dell’articolo 5 della Nato, il via libera alle sue aspirazioni di adesione all’Ue con annesso impegno a non ospitare basi straniere. Le garanzie dovrebbero essere fornite da una decina di Stati terzi, ovvero i membri permanenti del Consiglio di sicurezza più Germania, Turchia, Italia, Polonia, Canada, Israele e, sottolinea Kiev, chiunque altro voglia unirsi -, prevedendone il coinvolgimento militare diretto entro tre giorni in caso di minaccia, anche con una no-fly zone.
A parte il fatto che bisognerà capire in quali circostanze potrà scattare l’intervento dei garanti, resta da chiarire fino a che punto questi potranno spingersi ma soprattutto che cosa si intende per neutralità.
Lo status neutrale
A quanto pare, la moneta di scambio che ha smosso la Russia sembrerebbe essere lo status neutrale dell’Ucraina. Attenzione però a non fraintendere la formula, visto che ciascuna delle parti in causa potrebbe parafrasare il concetto a proprio modo.
In termini generali, in caso di neutralità, Kiev si trasformerebbe in una sorta di Austria o Svezia; si terrà ben distante dalla Nato e non ospiterà una sola base militare. Al di là del fatto che questo e gli altri termini dell’accordo (inclusa eventuale adesione all’Ue), prima di concretizzarsi, dovranno ottenere un doppio via libera – interno, con un referendum, e internazionale, con la ratifica dei Parlamenti dei Paesi garanti – è cruciale chiarire il concetto di neutralità.
Qualche giorno prima dei colloqui di Istanbul, nel corso di un’intervista con i giornalisti russi, Volodymyr Zelensky si era soffermato proprio sulla possibilità di neutralità per l’Ucraina. “Siamo pronti ad accettarlo. Questo è il punto più importante “, dichiarava il presidente ucraino. Zelensky aveva sostanzialmente affermato che l’Ucraina era disposta a parlare di neutralità nel caso in cui la Nato non fosse stata pronta ad accogliere Kiev nella sua alleanza. Tutto questo soddisferebbe una delle richieste di Vladimir Putin: la rinuncia degli ucraini, appunto, alle aspirazioni di far parte della Nato.
I tormenti di Zelensky
Fumata bianca in arrivo, dunque? Nemmeno per idea perché Zelensky aveva anche chiarito che l’Ucraina avrebbe rifiutato la neutralità se non ci fossero state garanzie di sicurezza legalmente vincolanti. Inoltre, con il Paese sotto l’invasione della Russia, il leader ucraino aveva fatto capire di non essere interessato a vuote promesse.
Mykhailo Podolyak, un alto consigliere di Zelensky, ha in seguito affermato che le garanzie di sicurezza avrebbero dovuto, in sostanza, includere l’impegno dei garanti ad assistere l’Ucraina in caso di aggressione. Il negoziato turco ha in parte limato le distanze e messo sul tavolo la neutralità ucraina.
C’è però un piccolo problema sul quale pochi si sono soffermati: Kiev offrirà a Mosca un tipo di neutralità che Putin potrebbe trovare appetibile, è vero, ma questa condizione non può essere semplicemente “offerta” da Zelensky al suo omologo russo. Come se non bastasse, l’aspirazione all’adesione alla Nato, come ha fatto notare la Cnn, è sancita dalla costituzione ucraina. Basterà sottoporre tutti i dettagli raggiunti nei negoziati al doppio via libero referendario, interno ed esterno? In tal caso è bene tenersi pronti ad ogni ipotesi. È praticamente certo che il Parlamento ucraino voti a favore dell’eventuale referendum sulla neutralità dell’Ucraina. Ma si può affermare con altrettanta certezza che gli ucraini e i Paesi terzi faranno altrettanto? (InsideOver)
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