La prova di coerenza e di fierezza di Massimiliano Salini, euro deputato di Forza Italia. Chiarisce in un’intervista a Il Giornale che la sua permanenza nel partito è ragionata e convinta.
«Sono un parlamentare europeo di Forza Italia, dentro il Ppe, continuo con l’attività che ha sempre caratterizzato il mio impegno. Anzi, quello è il cuore della decisione, convinta, di dare continuità al mio lavoro…È evidente il fermento nell’area centrale della politica. Ecco quel variegato centro, considerato vicino alla sensibilità mia, come di FI, proprio sulle partite cruciali (le filiere dell’industria, l’automotive, l’agricoltura intensiva) in Europa sta proprio dove si fa il contrario dell’interesse del nostro Paese».
E specifica «La sinistra europea ha fatto i peggiori danni per il nostro Paese. Se guardiamo alla realtà, non alle parole, stanno tutti dove l’Italia è trattata a pesci in fascia. Anzi, pure nel Ppe ci sono state ambiguità, inclinazioni sinistreggianti verso un ambientalismo di maniera. Ma nella stragrande maggioranza dei casi io condivido sempre il lavoro coi Popolari e i Conservatori».
La domanda e la risposta più limpida “Ha più cose in comune con FdI che con Calenda?”
«Calenda dice cose simili alle nostre, ma lo vedo sempre solo. Il suo gruppo va nella direzione opposta. Io non so cosa farmene dei discorsi. E il Paese ancor più di me. Qui, pur con fasi alterne di dialogo e litigio, io vedo un centrodestra che tiene l’Italia in Europa, perché se l’Italia sta in Europa è perché ce la tengono le Regioni del Nord».
E considera «Sì, la politica ha vicende alterne, il consenso ha una sua fluidità. Certo, vi sono cose da non guadare con troppa disinvoltura. Una certa litigiosità capricciosa che ha condotto alla conduzione maldestra della crisi non è un modello. Però si fa il processo ai partiti ma non si è capito perché dovesse essere mantenuto in vita lo stesso governo. Fra coloro che hanno voluto la crisi del governo Draghi va ricompreso lo stesso Draghi….Io non ho alcuna concessione per certe stranezze anti-europee, o per certi anacronismi sovranisti, ignari d quanto il nostro Paese abbia bisogno, come l’ossigeno, di appartenere a una realtà più grande. Dico che l’assetto del nostro Paese non si è modificato, prova ne sia l’atteggiamento dei presidenti di regione, che non è mai stato incline a quelle stranezze e non penso possa esserlo in futuro».
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