Addio, Armée d’Afrique. Disastro Barkhane

Esteri RomaPost

Addio, Armée d’Afrique, addio Parigi, gendarme d’Africa e padrone commerciale continentale. I 1.500 soldati francesi se ne vanno da Niamey, Niger. Erano arrivati, cacciati il 15 agosto dal Mali, dove la Francia aveva sospeso le operazioni già dal 2021 dopo il colpo di Stato .Ouagadougou, capitale del Burkina Faso, da dove erano stati cacciati a febbraio, Bangui, capitale centrafricana, dove è stata chiusa a dicembre 2022 l’ultima operazione militare francese dei 130 della MislogBamako, capitale del Mali e Niamey certificano, come scrive la stampa transalpina, la fine dell’epoca della Françafrique. Con tanto di onta di arresto centrafricano a gennaio dei francesi della missione Onu Minusca, accusati di voler destabilizzare il paese. Pensare che la Francia era lo storico sostegno del regime tra imposizione e deposizione del dittatore Bokassa (operazione Barracuda ’79) ed i 7 interventi dall’indipendenza del 1960 di cui l’ultimo, lo sfortunato Sangaris (tipo di farfalla africana) del 2012,per fermare i ribelli. Il fiasco politico-militare, peggiore, però è stato Barkhane(2014-23), operazione militare da €1 miliardo all’anno, che ha rivelato l’incapacità di capire la trasformazione africana.

15 colpi di Stato dal 2017 hanno sparigliato le carte e preannunciato il disastro in Burkina Faso (colpi di stato dell’87, del 2014, due del 2020), in Mali (due colpi di stato 2020 e 2021), in Guinea-Conakry, in Centrafrica, in Sudan (un colpo di stato e guerra civile) mentre due colpi di stato, nel 2013 e nel 2021 sono falliti in Ciad dove i francesi mantengono al potere la famiglia Deby (assassinato il padre, il potere è andato al figlio) contro l’estremismo islamico del Boko Haram. 1700 legionari, parà e marinai andranno in basi trasformate in poli di cooperazione mescolandosi ai camerati di Gibuti, nella coté française des Somalis (1.490 uomini), Costa d’Avorio (900 uomini), Senegal (400 uomini), Gabon (350 uomini), la task force antipirateria (100 uomini)dell’operazione Corymbe, lungo 16 paesi rivieraschi del golfo di Guinea, nei dipartimenti d’oltremare di Mayotte e della Réunion. Resteranno solo 4.750 soldati francesi dei corpi che hanno combattuto in Africa per 64 anni in 60 conflitti. Dell’Afghanistan francese che coinvolge l’Europa, quest’ultima non se ne accorge, forse ne è anche contenta. Non capisce che agli occhi africani tutti gli europei sono francesi.

Nel dopoguerra i primi passi comunitari, malgrado i disastri francesi del Vietnam e Algeria, lasciarono a Parigi l’esclusiva del rapporto europeo con l’Africa ed il processo di decolonizzazione. In Europa i più, sconsigliati da americani e russi, non volevano avere a che fare con il colonialismo ma per la Francia, l’Africa restava l’ultima occasione di grandeur. L’Armèe condusse nel continente nero 50 operazioni militari, addestrò i nuovi eserciti africani fino ai ’70. Negli anni ’80, sotto la presidenza Mitterand, combatté in una ventina di operazioni, tra cui, a fianco del Ciad, contro la Libia di Gheddafi finché nel ’94, sostenendo il governo ruandese Hutu si macchiò del genocidio dell’etnia Tutsi. L’Europa continuò a far finta di nulla concentrata sul primato dell’aiuto alla cooperazione. Queste rette parallele che non si parlavano, per gli africani, però, erano una sola, il mix di guerra e convenzione di Lomè.

Nel ’92 l’esercito algerino mise in atto un colpo di Stato contro l’ascesa elettorale islamica. Il Supremo Consiglio militare di Boudiaf dovette affrontare il Gruppo Islamico Armato in una decennale guerra civile. Il conflitto algerino diffuse il jihadismo in tutto il Sahel tramite il controllo delle rotte del contrabbando. L’al-Qaeda del Maghreb trovò impulso nell’altra decennale guerra civile somala del ’91-2011, nell’instabilità del Corno d’Africa e nel disastro libico del 2011la cui destabilizzazione ricadeva sulla Francia in odio al nemico storico Gheddafi. Contro la terreur islamica, la Francia agì da sola e con cercò soluzioni concertate con l’Onu, con l’Unione Africana, con la Cedeao, comunità economica dell’Africa occidentale, con la Ceeac dell’Africa centrale, con gli alleati occidentali.

Nel Ciad c’erano 3mila militari francesi, fin dall’86,dalla guerra contro l’invasione libica per Aozou.(operazione Epervier). I francesi resero l’esercito ciadiano uno dei migliori del continente con un ruolo egemone nell’intera regione.I ciadiani guidavano l’africana Multinational Joint Task Force nella lotta al gruppo terroristico Boko nel nord Nigeria, Niger e Camerun. Epervier, nei 28 anni successivi, divenne la struttura portante di altre operazioni militari come Sangaris in Centrafrica, Serval in Mali (costata €70 milioni), la missione dell’Onu Eufor con 3400 militari, dal 2007 al 2009, in Centrafrica e Ciad, a supporto della missione Onu Minurcat in Centrafrica. Serval partì dieci anni fa sotto la presidenza Hollande per liberare Bamako dai ribelli tuareg e qaedisti del nord del paese, compito riuscito in un anno.

Dopo la presa del potere di Bozizé del 2003, il gruppo islamico del nord Ufdr di Djotodia diede origine alla I guerra civile centrafricana conclusasi nel 2007 ed i musulmani del nord Séléka (unione) cominciarono nel 2012 la II guerra civile contro il sud cattolico. L’operazione Sangaris (tipo di farfalla africana) permise di liberare un anno la capitale Bangui poi diventò presto ingestibile. La forza di interposizione tra musulmani Séléka e cattolici Anti-Balaka crebbe continuamente, dai 1200 francesi ai 6000 soldati dal Burundi e Ciad della missione Misca del 2013 man mano che il disarmo delle milizie provocava manifestazioni popolari violente. I francesi non riuscirono ad evitare che le persone venissero linciate per le strade. finché Séléka e Anti-Balaka fraternizzarono. L’elezione nel Centrafrica del musulmano Djotodia nel 2013 provocò la rivolta cristiana di Anti-Balaka mentre i musulmani accusavano i francesi di sostenere i cattolici. Alle dimissioni di Djotodia, seguirono massacri di musulmani e 130mila fuggirono nel nord del paese ed in Ciad. Le lotte intestine tra Seleka e Anti-Balaka diventarono massive ed i francesi, ora aiutati dall’arrivo delle forze Épervier dal Ciad, vennero attaccati anche dai cattolici. Le missioni di supporto interafricana Misca di ruandesi, burundesi e congolesi e la missione Onu Binuca, poi Minusca, di 13mila effettivi da 7 paesi africani oltre nepalesi e bengalesi, intervennero; in ritardo arrivò l’europea Eufor (Usa, Uk, Germania, Belgio, Spagna, Polonia, Marocco e Paesi Bassi) con 5600 effettivi. Nel bagno di sangue di massa, le truppe francesi non scendevano nemmeno più dai blindati, accusati di sottovalutare le violenze dei cattolici e sopravvalutare le musulmane. Le voci a favore ricordavano invece che erano stati evitati numerosi massacri. Poi nel 2015 ci fu l’ignominia delle accuse ai francesi di abusi sessuali tra gli sfollati, su bambini stuprati, sodomizzati, ricattati con offerte di cibo (un comandante venne accusato delle scene sado in un campo di quattro ragazze nude, legate e costrette a sesso con cani). Successivamente molte fonti hanno riferito che le truppe russe di Wagner hanno utilizzato sistematicamente la violenza sessuale come forma di guerra psicologica per terrorizzare e sottomettere intere comunità sia per la semplice repressione che per la gestione di dogane, di miniere d’oro e di diamanti senza alcuna ripercussione e discredito né in patria né in Africa. Invece la Francia venne odiata per ricolonizzazione. Sangaris finiva sulla difensiva sotto gli attacchi di Selekache riusciva talvolta a disarmare i francesi. Sicurezza, aiuti umanitari, democrazia, tutti gli obiettivi saltati.

Allora, seguendo Servali cui mille soldati nel 2013 avevano ripreso da Gao il nord del Mali, nel 2014 venne impiantata nella capitale del Chad, N’Djamena, Barkhane (duna a forma dimezzaluna del Sahara) con 3mila francesi per contrastare l’Insurrezione Islamista nel Sahel nel campo largo tra Sahel e Penisola Araba, Corno d’Africa e Guinea-Bissau e tra Libia e Atlantico e Nigeria in particolare nel G5 delle ex colonie francesi del Sahel, Burkina Faso, Ciad, Mauritania, Mali e Niger. Erano presenti anche le forze di Mauritania, Mali, Burkina Faso, Niger e Chad, ritiratisi nel 2022. Nel 2019 arrivò in Mali Takuba, forza multinazionale dei paesi europei (250 inglesi, 70 danesi, 95 estoni, 150 svedesi, 200 italiani). Tra 2016e 2020ai rastrellamenti del nord del Niger, del Mali e del confine tra Mali e Burkina Faso risposero autobombe e attacchi suicidi a Gao, Timbuctù, a Mopti, a Gourma. Le violenze dei gruppi fondamentalisti però raddoppiarono tra 2020 e 2019. Per il 2022 vennero eliminati leader jihadisti, qedisti ed emiri di Libia nel nord del Mali, a Timbuctù, a Tessalit sul confine algerino-maliano e al confine burkino nigeriano. L’onere economico e la morte di 50 soldati francesi (13 francesi uccisi nel nord del Mali, la più grave perdita di vite francese da Beirut ’83) resero insostenibili l’operazione nell’opinione pubblica francese, africana e internazionale che accusò la Francia di neocolonialismo. Lo Stato Islamico era sempre forte capace di attaccare anche al confine tra Mozambico e Tanzania. Dal picco di 5600 effettivi del 2020, Barkhane calò a 2.500 e poi ad un migliaio di uomini, mentre i governi golpisti preferivano trattare con i terroristi. Nel 2021 il Mali chiese il ritiro francese. Data protezione alla missione Onu Minusma in Mali, Parigi evacuò ad agosto 2022.Non aveva funzionato nemmeno l’idea di Macron, lanciata alla Sorbona nel 2017, di missioni militari tra stati europei come Takuba che arrivò tardi e se ne andò presto.

L’Unione, esclusa, rimase in silenzio. La sua idea pensata da Prodi, inviato speciale per il Sahel,(Libro bianco europeo sulla centralità del Mediterraneo allargato, Gibilterra- golfo di Aden, Medio Oriente-Mediterraneo del 2015) volava altissima su buon governo, risoluzione dei conflitti interni, cooperazione politica regionale, stato di diritto, lotta all’estremismo ed alla radicalizzazione, mettendo insieme emigrazioni, terrorismo, rapimenti traffici illeciti e jihadismo senza rendersi conto del terribile contesto reale e certamente non vedeva di buon occhio le aspirazioni da media potenza autonoma di Parigi. Ugualmente il piano dell’Onu, Strategia per la Sicurezza e lo Sviluppo nel Sahel, del 2014. La Francia non è stata rigettata dall’Africa dalla propaganda russa che ha sempre agito senza investimenti e facendosi lautamente pagare. È stata rigettata dal suo stesso mondo malgrado l’enorme disponibilità europea di mezzi finanziari e militari. Parigi da sola da trent’anni non riesce a salvaguardare le economie dell’Africa francese dal mercato globale. Ora non riesce a garantirne l’ordine e stabilità. L’Europa come blocco non ha né l’iniziativa né la volontà di intervento, anzi lo proibirebbe alla Francia per il suo passato, dati i principi politicamente corretti che vietano interferenze in Africa. Resta solo di attendere ora il rischio di scomparsa del sistema monetario della vecchia valuta Cfa e della nuova Eco, vincolate alla Francia (con tanto di 65 % di tassa), senza alcuna soluzione di sostituzione europea

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